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“Tutte le opere d’arte sono la trasposizione di un’emozione ricevuta.”
Maurice Denis
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“Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.”
Cesare Pavese , Il mestiere di vivere
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“Una gabbia andò a cercare un uccello ”
Franz Kafka Aforismi di Zurau
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“La vita sorge da “equilibri instabili”.
Se ci fosse dappertutto stabilità, non ci sarebbe vita.
Ma l’instabilità è angoscia, disagio, pericolo.
E di essa vive il mondo, per sempre inquieto.
Di qui la scempiaggine di queste “Città del Sole”, di queste “Utopie”, la cui essenza è una felicità perenne. Ossia un “equilibrio stabile” definitivo.
Non così si fissa il “futuro”, ma si segna la morte. ”
Vasilij Rozanof Foglie cadute
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“Il cielo è silente / quando un giusto muore. ”
Auden
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“Al silenzio della Natura / io oppongo l’azione
Nella grande indifferenza / io scopro un senso
Invece di assistere immoto / agisco
E chiamo certe condizioni false / e lavoro per migliorarle
Occorre tirarsi fuori dal fosso / per i propri capelli
Rovesciare se stessi / da dentro in fuori
Ed essere capaci di vedere / ogni cosa con occhi nuovi: ”
Peter Weiss La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat
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“Un primo segno di incipiente conoscenza è il desiderio di morire. Questa vita appare insopportabile, un’altra irraggiungibile. Non ci si vergogna più di voler morire; si chiede di essere portati dalla vecchia cella, che si odia, in una nuova, che presto si imparerà ad odiare. Un residuo di fede continua a operare, forse per un caso potrebbe passare il Signore per il corridoio, guardare il prigioniero e dire : ” Questo qui non dovete rinchiuderlo più: Viene da me”. ”
Franz Kafka Aforismi di Zurau
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“Io muoio e quella puttana di Emma vivrà in eterno. ”
Flaubert
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“Cento profonde solitudini formano insieme la città di Venezia. Questo è il suo incanto.
Un’immagine per gli uomini del futuro. ”
Nietzsche
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“Un individuo distratto è anche un individuo concentrato. Ma non su ciò che si attende o si desidera da lui, bensì su qualcosa d’altro, tutto suo. ”
Vasilij Rozanov Foglie cadute
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“La funzione dei miti : dare forma al disordine dell’esperienza. ”
Umberto Eco
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“La grande tragedia della scienza : il massacro di una bella ipotesi da parte di un brutto dato di fatto”
Huxley
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“Nulla è più terribile di un’ignoranza attiva. ”
Goethe
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“Ho sorvolato ogni argomento senza addentrarmici mai.
Un continuo sorvolo, ecco la mia vita. Con i suoi momenti vissuti “come in sogno”.
Nell’altro mondo sarò privo di argomenti.
E quando Dio mi chiederà :
– Ma tu, cosa hai fatto ?
– Nulla – sarà la mia risposta. ”
Vasilij Rozanov Foglie cadute
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“Ogni testo è una macchina pigra che chiede al lettore di fare parte del proprio lavoro. ”
Umberto Eco
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“Compito essenziale della vita . cominciare ogni giorno la vita daccapo, come se ogni giorno fosse il primo, e tuttavia raccogliervi tutto il passato, con tutti i suoi risultati ed i suoi fatti indimenticabili, e tenerlo come presupposto. ”
Georg Simmel
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“Come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l’eternità. ”
Thoreau
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“L’educare è solito essere imperfetto, perché con ciascuno dei suoi atti, esso dovrebbe servire a due opposte tendenze : il liberare e il vincolare ”
Georg Simmel
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“Il potere non si origina mai da una decisione arbitraria al vertice, ma vive di mille forme di consenso minuto o “molecolare”.
Ci vogliono migliaia di padri, madri, figli che si riconoscano nella struttura della famiglia perché un potere possa reggersi sull’etica dell’istituto familiare.”
Umberto Eco
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“La sorte più brutta diventa un piacere: basta sceglierla noi…basta volerla prima ancora che ci venga imposta…. Non c’è destino ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli.
Bisogna invece rinunciare. ”
Cesare Pavese Il mestiere di vivere
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“Domani mentirai / alla tua giovinezza ”
Breton
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^ “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari, e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
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Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
Sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo: ”
Eugenio Montale
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“Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può non sentirsi sulla terra nient’ altro che un viandante – per quanto non un viaggiatore diretto ad una meta finale : perché questa non esiste.
Ben vorrà invece guardare e tenere gli occhi ben aperti, per rendersi conto di come procedono tutte le cose del mondo …. Deve esserci in lui stesso qualcosa di errante, che trovi la gioia nel mutamento e nella transitorietà. ”
Nietzsche Umano, troppo umano
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“In ogni separazione c’è un immagine di morte. ”
Eliot
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“Per l’uomo più profondo esiste in genere una sola possibilità di sopportare la vita : un certo grado di superficialità.
Se egli dovesse infatti meditare così profondamente tutti gli opposti e inconciliabili impulsi, doveri, aspirazioni e nostalgie, e viverli fino alla fine, assolutamente, come la loro e la sua natura propriamente esige, allora egli dovrebbe spezzarsi, uscire di senno, correre fuori dalla vita.
Al di là di un certo limite di profondità, le linee dell’essere, del dovere e del volere, entrano in collisione in modo così radicale e violento, che potrebbero distruggerci.
Solo non lasciandole cadere al di sotto di questo limite, si possono tenere distinte, così che la vita sia possibile.”
Georg Simmel
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^ “Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?
Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso : e dell’azione perdono anche il nome. ”
W. Shakespeare Amleto
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“Quando un macigno si innamora, il fiume
Non basta a spegnere le cosce della corrente ”
Vladimir Nolan
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^ “Esiste una cosa peggiore della morte e di qualsiasi sofferenza, la perdita della stima di sé. Quando si viene colpiti da una o più persone nella stima di sé, che costituisce la nostra dignità di uomini, la ferita è talmente profonda che neanche la morte può porre fine a questo tormento.
E’ una questione di vanità, mi dirai:
Di vanità, sì … e tuttavia la stima di sé è il contenuto più profondo della vita umana. ”
Sandor Marai Le braci
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“Se niente mi fosse dato / non mi lagnerei così
Ma una volta dato, sì, / perché poi me l’hai negato
E se il dare fu l’azione / più nobile e singolare
Nulla è più basso come il dare / che si muta in negazione.”
Calderon de la Barca La vita è sogno
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“Come merito e successo si incatenino,
ecco, non viene mai in mente agli sciocchi.
Anche quando la pietra filosofale avessero
Mancherebbe il filosofo alla pietra. ”
Goethe Faust
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“Né alcuno abbraccia stretto quel che desiderava
Che ormai avvezzo alla felicità
Per altro desiderio scioccamente non spasimi.
E fugge il sole e vuol scaldare il ghiaccio. ”
Goethe Faust
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“Com’ è vero che non tutte le speranze mai dileguano
dal cervello che si ostina su sciocchezze.
Cerca, avido, tesori
tutto allegro se gli capita un lombrico. ”
Goethe Faust
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“Il presente e il passato sulla terra – o miei amici! – ecco quel che mi è più insopportabile; e non saprei vivere se non fossi un veggente di ciò che deve avvenire.
Un veggente, una volontà un creatore, un avvenire stesso e un ponte verso il futuro – e, ahimè! Ancora, in certo modo, uno storpio su quel ponte : tutto ciò è Zaratustra.
………………..
Io m’aggiro fra gli uomini come tra i frammenti dell’avvenire : di quell’avvenire che vedo.
E a questo tende ogni mio pensiero, ogni desiderio; comporre in unità ciò che è ora frammento ed enigma e lugubre caso.
E come potrei sopportare d’essere uomo, se l’uomo non fosse anche poeta, solutore di enigmi, e liberatore dal caso? ”
F. Nietzsche Così parlò Zaratustra
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“La scienza moderna è la più potente forma di dominio, perché rinuncia al sogno epistemico di una previsione incontrovertibile e diventa previsione ipotetica e quindi sempre aperta al rischio dell’insuccesso. ”
Emanuele Severino Legge e caso
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“Il comico è l’irrompere dell’imprevisto, il gioco dei contrasti, l’uso improprio degli oggetti, lo spaesamento improvviso, la trasgressione delle regole e della banalità quotidiana.”
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^ Forse l’essenza del tragico è definibile in questo modo : un destino è orientato distruttivamente contro la volontà di vivere, la natura, il senso e il valore di un’esistenza, ma nello stesso tempo si avverte che questo destino scaturisce dalla profondità e necessità proprio di quest’ esistenza.”
Georg Simmel Diario postumo
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“In principio c’era la parola.
La parola è alla fine.
Essa è il cadavere della cosa. ”
B.Brecht
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“Oh poeta!
Vuoi descrivere la muffa di un sepolcro
E ti manca per questo
La tanto necessaria ispirazione?
Comprati un Camembert
E odoralo ogni tanto,
ci riuscirai. ”
Paul Klee
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“Vita e morte appartengono al medesimo destino.
Come nel raggio di sole mattutino un petalo di ciliegio si stacca e scende a terra luminoso e sereno, così l’uomo impavido deve potersi staccare dall’esistenza silenziosamente e senza turbamento. ”
E.Herrigel Lo Zen e il tiro con l’arco
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“Che cosa è il progresso?
Una crescita, un arricchimento, un aumento di possibilità, di risorse, di strumenti, l’estensione del dominio intelligente dell’uomo sulla natura.
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^ A Venezia si realizza la doppiezza della vita: qui essa diviene carne e sangue. Doppio è il senso di queste piazze, che per la mancanza di vetture e l’angustia delle strade che vi conducono, sembrano stanze. Doppio è il senso dell’incontrarsi, del toccarsi della gente nelle calli, che dà a questa vita un’apparenza di familiarità. Doppio è il senso della vita di questa città – ora intreccio di strade, ora di canali, così che essa non appartiene né alla terra né all’acqua. Doppio è il senso degli stretti e bui canali, le cui acque scorrono incessantemente, eppure non se ne afferra la direzione, come esse fossero sempre mosse e mai mosse verso qualcosa. ”
Georg Zimmel Venezia
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“Superati i novanta, si invecchia in maniera diversa a quanto avviene dopo i cinquanta o i sessanta anni. Si invecchia senza risentimento.
Il volto di Nini era roseo e grinzoso – invecchiano così i tessuti di gran pregio, le sete vecchie di secoli, in cui un’intera famiglia ha profuso la sua abilità manuale, intessendoli di tutti i suoi sogni. ”
Sandor Marai Le braci
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“L’ombra dell’uomo, per diventare più grande, mostrava desiderio del tramonto.
Non appena avvertì di dover scomparire assieme al sole, anelò invano di vedere il sole altissimo in mezzo al cielo. ”
Leon Battista Alberti Apologhi
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“Nella confusione apparente del nostro mondo misterioso gli individui si adattano così bene ad un sistema e i sistemi l’uno all’altro e a un tutto che, se si mette in disparte per un solo momento, un uomo si espone al terribile rischio di perdere per sempre il proprio posto. ”
Hawthorne Wakefield
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“L’uomo deve persistere nella sua fede che l’incomprensibile un giorno possa essere compreso : altrimenti rinuncerebbe ad ogni indagine. ”
Goethe
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“Un giorno si scopre che persone a noi care, la cui vicinanza ha contribuito a creare la nostra vita, nel bene come nel male, non esistono più.
Un giorno ci accorgiamo che qualcosa di indicibilmente serio viene sempre più vicino a noi e vuole essere accolto nella nostra coscienza.
Un giorno comprendiamo il senso del commiato: ”
J. Hurzidil L’amata perduta
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“Guarda il lume e considera la sua bellezza.
Batti l’occhio e riguardalo; ciò che di lui era, più non è,
ciò che di lui è, prima non era.
Chi è che lo rifà, se il fattore al continuo more? ”
Leonardo da Vinci
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“Tutto ciò che era umano e concreto pareva essersi trasformato in un’anima colma di dolcezze. Veli argentei, nebbie immateriali fluttuavano per ogni dove avviluppando ogni cosa.
Ecco, l’anima del mondo si è aperta, e ogni cosa e qualsiasi cattiveria, sofferenza, dolore è in procinto di scomparire : così fantasticavo.
Vecchie passeggiate mi tornavano davanti agli occhi.
Ma il quadro meraviglioso del presente assurse subito a sensazione dominante.
I giorni del futuro impallidivano, il passato dileguava.
Nell’incendio di quell’attimo arsi anch’io. ”
Robert Walzer La passeggiata
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“Chi intende pienamente la vita non ha paura di morire.
La paura della morte è il risultato di una vita non appagata.
E’ una manifestazione di infedeltà.”
Kafka
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“E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare.
Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto : il grembo da cui nacque è ancor fecondo. ”
B.Brecht La resistibile ascesa di Artur Ui
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“Tutti i progressi della civiltà dunque, o in altre parole, ogni incremento delle forze produttive sociali quali risultano dalla scienza, dalle scoperte, dalla divisione e combinazione del lavoro,dal miglioramento dei mezzi di comunicazione, dalla creazione del mercato mondiale, dalle macchine – arricchiscono non l’operaio ma il Capitale; non fanno altro che ingigantire il dominio sul lavoro. ”
Karl Marx Grundrisse
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“L’odio è un malcontento attivo, l’invidia un malcontento passivo; non ci si deve quindi meravigliare se l’invidia trapassa così presto nell’odio. ”
Goethe
“Al di sopra di ogni altra cosa imparai ad apprezzare il valore dell’indolenza. A un uomo pieno di vitalità occorre, per conquistarla, il lavoro di tutta una vita. Una volta che se n’è gustata la dolcezza, non si può più staccarsene, anche se ciò costa lotte continue. ”
A.Kubin L’altra parte
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“Quali tempi son questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio! ”
B.Brecht Poesie
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“Siccome nell’esposizione didattica si richiede la certezza – il discepolo non vuole che gli si trasmetta nulla di malsicuro – il maestro non deve lasciare insoluto nessun problema. ”
Goethe
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“Quanto allarga la ruota questo uccello
Bellissimo a vedere
Con le penne che strascicano a terra,
sembra ancora più bello,
ma si scopre il sedere.
Guillame Apollinaire Il pavone
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“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente.
Farvi sbavare è la mia missione.
Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”
Frederc Beigbeder
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“Senza destino, come lattante / Che dorma, respirano gli dei
Serbato casto / in umile gemma
E’ un eterno fiorire / Per loro lo Spirito
E gli occhi beati / Brillano in tacita
Eterna chiarezza
Ma a noi non è dato / In luogo alcuno posare
Dileguano, cadono / Soffrendo gli uomini
Alla cieca, da una / Ora nell’altra
Come acqua da scoglio / a scoglio gettata
Per anni nell’abisso dell’incertezza. ”
Holdeling Canto del destino
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“Ho trovato la gioia nel dolore / un balsamo segreto
Un bellissimo domani di sole / dopo la pioggia
Una foglia benefica accanto / ad ogni amara sorgente
Una sussurrata promessa / in ogni corda spezzata
Vangelo di Giovanni
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“Se ne dicono tante / Si dice , anche,
Che la morte è un trapasso / Certo : dal sangue al sasso.”
Caproni
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“Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
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Mostruoso è chi è nato
Dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
Più moderno di ogni moderno
A cercare fratelli che non sono più. ”
Pasolini Poesie mondane
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“In questo stesso istante c’è un uomo che soffre; un uomo torturato solo perché ama la libertà.
Ignoro dove viva, che lingua parli, di quale colore abbia la pelle, come si chiami.
Però, in questo stesso istante, quell’uomo soffre, urla.
Puoi sentirne il lamento di animale minacciato mentre morde le labbra per non tradire i suoi amici.
Senti. Un uomo solo urla incatenato, soffre da qualche parte.
Ho detto solo?
Non senti anche tu il dolore del suo corpo diventare tuo?
Non ti sgorga il sangue sotto i colpi ciechi?
Nessuno è solo.
Ora, in questo stesso istante, anche a te, anche a me ci tengono ammanettati.”
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Non vivere su questa terra / come un inquilino,
o come un villeggiante / nella natura :
vivi in questo mondo / come fosse la casa di tuo padre.
Credi al grano, / alla terra, al mare,
ma prima di tutto all’uomo. / Ama la nube, la macchina, il libro
ma prima di tutto ama l’uomo. Senti la tristezza
del ramo che secca / del pianeta che si spegne
della bestia che è inferma, / ma prima di tutto la tristezza dell’uomo: ”
Nazim Hikmet Lettera a Memet
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“Chi sa e sa che sa è un saggio. Imitatelo !
Chi non sa e sa che non sa è un ignorante. Istruitelo !
Chi non sa e non sa che non sa è un imbecille. Uccidetelo !”
Proverbio cinese
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Dimenticate tutto quello che avete imparato. Ricominciate dai sogni ”
Muro della Sorbona 1968
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^ “Sbottonate il vostro cervello con la stessa frequenza con la quale sbottonate i vostri pantaloni. ”
Parigi, Odeon 1968
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“Per un lungo periodo, con rigore, senza cedimenti, dovremo tenere fisso l’oggetto su cui guardare : la società presente, la società del capitale, le sue due classi, la lotta fra queste classi, la storia di esse, le previsioni sul loro sviluppo. A chi domanda come sarà quello che ci sarà dopo, bisogna rispondere : non lo sappiamo ancora. A questo problema si deve arrivare . Da questo problema non si deve partire. Noi non ci siamo arrivati. E questo è uno dei motivi per cui in tutto questo discorso il futuro sembra non esistere. Di tutto quello che esiste oggi, infatti, niente è per noi il futuro. ”
Mario Tronti Operai e capitale
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“Tra tutti i ladri i peggiori sono i cretini, i quali vi rubano tempo e serenità. ”
Goethe
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“C’ è un criterio quasi infallibile per stabilire se un uomo ti è veramente amico : il modo in cui riporta giudizi ostili o scortesi sulla tua persona. ”
Adorno
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“Fanno un deserto e lo chiamano pace. ”
Tacito
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“D’altri diluvi una colomba ascolto ”
Ungaretti
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“La Bibbia dice che non gira / e i vecchi sapientoni ne danno mille prove.
Domineddio l’agguanta per gli orecchi / e le dice : “ Sta ferma ! “
Eppur si muove. ”
Bertold Brecht
Nel momento in cui gran parte del mondo della scuola è mobilitato per la difesa e l’estensione del tempo pieno nella scuola primaria, sento il dovere di offrire un contributo di chiarezza rispetto ad una battaglia di cui mi sfugge il significato.
E lo faccio con grande amarezza, essendo stato uno dei quattro insegnanti che quasi quaranta anni fa hanno dato vita alla prima scuola a tempo-pieno in provincia di Venezia a Torre di Fine.
Il tempo-pieno ha rappresentato per tutti gli anni Settanta la sperimentazione di un rivoluzionario e grandioso progetto educativo di trasformazione della vecchia scuola elementare, progetto che ha poi coinvolto l’intera scuola italiana con una serie di leggi.
Le classi aperte, i laboratori e l’attività di ricerca al posto della lezione frontale; il superamento dei Programmi didattici del 1955, quelli del “leggere scrivere e far di conto”, attraverso una straordinaria ricchezza di materie, argomenti, contenuti, metodologie innovative; la biblioteca di classe al posto del libro di testo; la valutazione argomentata al posto di quella numerica; il team di docenti al posto del maestro unico; le attività ludiche nella scuola; l’apertura alle offerte culturali del territorio; l’integrazione deli alunni disabili nelle classi; gli interventi individualizzati per i bambini svantaggiati; la partecipazione dei genitori alla vita della scuola e altro ancora.
Il tempo scuola esteso a 40 ore (al posto delle 24 della scuola normale) era la condizione imprescindibile alla realizzazione di quel progetto.
Ma qual è il senso della battaglia sul tempo pieno che si sta facendo in questi giorni?
Bisogna avere il coraggio di dirlo: solo quello di garantire alle famiglie che ne hanno bisogno la permanenza a scuola dei loro figli per otto ore al giorno.
Perché di quel progetto – già duramente colpito negli ultimi dieci anni dalle politiche restrittive dei vari governi – il prossimo anno non rimarrà più nulla.
L’ulteriore diminuzione delle risorse finanziarie alle scuole; il ritorno all’insegnante unico o in coppia ma senza mai un periodo di compresenza; una classe di 28 alunni; il personale ausiliario ridotto al minimo; nuovi programmi didattici “essenzializzati” ed il resto (dai voti numerici al grembiule); tutto ciò configura una scuola primaria del tutto ‘coerente’ con il vecchio orario di 24 ore settimanali di lezione.
Le altre 16 ore non potranno che essere “parcheggio” con mensa, ricreazione, doposcuola. È questa la tragedia, precipitata sulla scuola pubblica, che non si è stati capaci di impedire e che si ha perfino difficoltà a riconoscere.
Ha prevalso in Italia un progetto politico che – dietro la maschera dei tagli – nascondeva il ritorno ad una scuola pubblica ristretta e funzionale alla costruzione del consenso, da affiancare alle reti televisive e alla stampa amica. Il primo passo è stato fatto: sono state create le condizioni materiali.
Nel giro di un paio d’anni finirà di uscire dalla scuola l’intera generazione di docenti protagonisti della grande stagione di riforme degli anni Settanta e Ottanta e allora, di quel grandioso progetto di costruzione di una scuola di base moderna e di qualità, non resterà nemmeno il ricordo.
Se dunque ci sono ancora o ci saranno in futuro spazi di azione, non sarà sul numero di ore di frequenza scolastica che si misurerà la capacità di opposizione del mondo della scuola e del paese.
Per capire pienamente quello che sta succedendo, bisogna intraprendere 3 diversi livelli di ragionamento.
Il primo è quello dei tagli alle risorse.
Fa bene il sindacato a sottolineare questo aspetto, le sue conseguenze sul piano dell’occupazione e della conseguente qualità della scuola.
Ma il problema dei tagli alla scuola è un costante impegno di tutto il ceto politico, da sempre.
A dire la verità c’era sempre la posizione discordante del Ministro dell’Istruzione e di quello della Cultura che, nel Consiglio dei Ministri, si battevano per preservare scuola e cultura dai tagli.
Stupisce invece, ma non più di tanto, che l’attuale ministro sia perfettamente allineato nel condividere i tagli alla scuola, come lo è d’altra parte anche il ministro della Cultura.
Forse sarebbe il caso di interpretare questo accanimento nei confronti di scuola e cultura.
Scopriremmo che dietro la maschera delle esigenze di risparmio c’è ben altro, un progetto politico di lungo respiro.
E’ il secondo livello di ragionamento, quello prettamente politico, che non faccio volentieri in quanto può disturbare chi è favorevole alla riforma perché si riconosce nel centro-destra.
E a me , come dirigente scolastico, interessa fornire a tutti elementi di giudizio critico nel merito di questa riforma, indipendentemente dalla collocazione politica delle persone.
Anzi, dobbiamo tutti rivolgerci a chi crede di condividere questa riforma perché non ne immagina le conseguenze ed i danni ed esprime un consenso di fede.
E’ quindi il terzo livello di ragionamento quello decisivo sul quale voglio impegnarmi.
Quello che entra direttamente nel merito di questa riforma con particolare Riferimento all’introduzione del maestro unico e alla riduzione dell’orario di lezione da 30 ore (33 nel tempo-pieno) a 24 ore.
Entriamo dunque le merito di questi provvedimenti del governo che riguardano la scuola pubblica.
Intanto, tutti la chiamiamo Riforma Gelmini – Tremonti, ma non ha la dignità, complessità pedagogica e tecnica di una Riforma.
Si tratta più che altro di una serie di provvedimenti il cui effetto è principalmente quello di disintegrare il tipo di scuola nata dalla grande stagione di riforme degli anni 70-90.
E questa disintegrazione incomincia con la cancellazione – di fatto – di una serie di Principi su cui si fondava il sistema dell’ Istruzione Pubblica nel nostro Paese.
Parole chiave come accoglienza, solidarietà, senso critico, attività di ricerca e sperimentazione, cooperazione, coordinamento didattico, collegialità nella programmazione.
Perfino la parola Cultura, assieme alle altre, diventa un termine da usare con cautela di questi tempi, SE un Ministro della Repubblica – il prof.
Brunetta – può mettersi impunemente ad insultare tutto ciò che è Cultura: dai professori fannulloni e strapagati, ai musei polverosi da chiudere; dagli enti lirici spreconi , ai ricercatori scientifici da mandare all’estero (perché lasciarli eternamente precari, questo significa).
Ho l’impressione che non sia solo la scuola sotto attacco, ma tutte le forme della cultura nel nostro paese.
Ma qui parliamo di Scuola, di Scuola Pubblica e limitiamoci a questo.
La prima cosa da considerare è che ci troviamo di fronte ad una Riforma – chiamiamola pure così per comodità – che sa parlare alla Gente.
La maggior parte delle persone di questo paese ( non solo chi ha figli a scuola, parlo in generale) pensa che una maestra possa bastare a fare scuola da sola in una sezione di scuola d’infanzia o in una classe di scuola primaria.
Che se la sono presa comoda 3 maestre su due classi o addirittura 2 su una classe (tempo-pieno) e che è stato un espediente per aumentare i posti di lavoro dei docenti .
C’è una ostilità diffusa verso gli insegnanti, considerati nella maggior parte poco preparati, privilegiati (i famosi 200 giorni di lavoro annuo a 24 ore settimanali), assenteisti, fannulloni, spesso stravaganti nelle relazioni con gli studenti.
E fa molto effetto sapere che il 93% del bilancio della Pubblica Istruzione se ne va per gli stipendi e che c’è più di 1 milione di insegnanti e che ci sono “più bidelli che poliziotti” come ha detto il Ministro.
Quando ho letto questa dichiarazione non ci volevo credere perché non ha alcun senso sul piano della logica argomentativa.
Si può dire anche che ci sono più politici che poliziotti.
Non per questo si devono diminuire i politici, che certo costano molto – più dei bidelli di sicuro– ma hanno un ruolo essenziale in una democrazia (parlamento consigli regionali,provinciali, comunali ecc).
Mi preoccuperei di un governo che volesse ridurre i numero dei politici perché vi sarebbe una progressiva concentrazione del potere nelle mani di pochi.
Ma una affermazione che non ha senso sul piano della logica argomentativa lo ha eccome sul piano dell’immaginario, della percezione fisica, della sfera emotiva.
E’ su questi piani che si crea e si rafforza il consenso, o lo si perde.
E anche sulla perdita della memoria storica.
Il centro destra non ha memoria storica della stagione riformatrice degli anni 70-90, delle sue ragioni culturali, politiche ed economiche.
Il centro sinistra quella memoria l’ha volutamente smarrita quando ha imboccato la strada della sostituzione della scuola-servizio-pubblico con la scuola-azienda con l’alunno- cliente e il preside manager.
Credo però sia del tutto inutile ricostruire quella memoria, riesumare il complesso di ricerche, studi, esperienze pilota, motivazioni che avevano sorretto il percorso legislativo di Riforma della Scuola : dal 1977 al 1985 al 1990.
Certo la scuola che ne è derivata è ancora valida e va difesa.
Meglio sarebbe stato difenderla prima, continuando a rafforzarla, eliminarne le contraddizioni e i limiti, affrontando i nuovi problemi con decisioni coraggiose e risorse.
Pensiamo alla vergognosa norma che consente lo svolgimento del sostegno ad alunni anche gravemente disabili da parte di insegnanti privi di specializzazione.
Pensiamo ai perversi regolamenti sulle supplenze che rendono difficilissima la sostituzione dei docenti assenti e la conseguente continua divisione degli alunni fra le classi.
Pensiamo alle forme di garantismo nei confronti dei docenti (150 ore-legge 104-part/time) ,giuste e doverose, MA senza che ne venisse considerato l’impatto sull’organizzazione e senza quindi provvedere ad adeguate misure di compensazione.
Per non parlare dell’inserimento degli alunni stranieri nelle classi, senza quel supporto di mediatori culturali e facilitatori linguistici la cui presenza nelle scuole esiste in modo limitatissimo solo grazie a quelle amministrazioni comunali che la giudicano necessaria.
Ma quale è ,alla fine ,il modo giusto per riuscire a difendere questa scuola?
Certo sono importanti le manifestazioni di protesta, le notti bianche, i messaggi al presidente della repubblica.
Il vero problema è – a mio giudizio – riuscire a disgregare il consenso ai nodi di questa riforma da parte della maggioranza del paese; una maggioranza che ha votato, condividendo principi idee e prospettive di chi oggi governa.
Bisogna riuscire a determinare una separazione fra la condivisione ideologica dell’elettore alla parte politica maggioritaria ( che non è al momento discutibile) con il proprio interesse di genitore (che la Riforma sta gravemente minacciando).
Bisogna essere consapevoli che un individuo possa riconoscersi nel centro destra e nello spesso tempo rifiutare questa Riforma ed esprimere questo dissenso.
La strada per raggiungere questo obiettivo non è mettere in luce i principi educativi della scuola attuale, le esigenze di formazione dei bambini, il valore delle scelte pedagogiche, operate dalla grande stagione di riforme.
Né far riferimento a quei principi, a quelle parole chiave a cui accennavo all’inizio.
Condivido pienamente l’opinione di Michele Serra che su LA REPUBBLICA di qualche settimana fa spiegava il segreto del consenso ai nodi della Riforma Gelmini-Tremonti col principio di Semplicità.
Tutto quello che viene presentato come complesso, viene visto dalla maggioranza dei cittadini di questo Paese con fastidio, ostilità e sospetto.
E’ vincente quello che Serra chiama il Pensiero Sbrigativo, un pensiero che non va a scovare problemi, non si pone dubbi, non manifesta esitazioni e incertezze.
Tre insegnanti su 2 classi (il famoso Team di docenti) o tre su quattro o due su 1 (tempo-pieno).
Due tipologie di scuola : modulo e tempo pieno.
L’orario scolastico con alcuni giorni solo al mattino, altri con il pomeriggio e ogni anno si cambiano i rientri.
Il coordinamento didattico settimanale fra gli insegnanti, (che cosa hanno da dirsi per 2 ore alla settimana e lo faranno poi veramente?)
La biblioteca alternativa al libro di testo, che già l’aggettivo alternativo sa di sovversivo.
La scheda di valutazione, che si capisce poco se il bambino va bene o no.
Queste classi piene di stranieri e disabili che richiedono particolari cure.
Tutto ciò è insopportabilmente complesso.
E la complessità è vista dalla gente come sinonimo di confusione e caos.
Soprattutto se non sono state date risposte chiare e concrete ai problemi reali e queste risposte non sono mai state date, per una pesante responsabilità anche dei governi di centro-sinistra.
I temi della Riforma Gelmini-Tremonti sono, come si dice, chiari e semplici: grembiule obbligatorio per tutti : che fa ordine e pulizia voti numerici: che finalmente si capisce bene come va mio figlio voto di condotta : che basta col bullismo maestro unico : che si parla con uno solo e il bambino non si fa confusione orario unico di 24 ore : che tanto di sicuro sarà possibile lasciare a scuola il bambino con qualcuno per il pranzo e per un doposcuola e pazienza se bisognerà pagare qualcosa.
Una sola cosa può smantellare l’adesione emotiva a proposte così vincenti di semplificazione della scuola: la consapevolezza che tali proposte producono una serie di conseguenze a cascata che si tramutano in danni per i propri figli.
Nessun “noioso” e “intellettualistico”richiamo a principi educativi od etici.
Solo il nudo e crudo interesse personale di genitore.
E allora andiamo a vedere come sarà la classe disegnata dalla riforma.
Mostriamo i danni che produrrà e forse il livello di consenso della gente si abbasserà quel tanto che basta ad ostacolarne l’applicazione, perché l’approvazione è cosa certa.
LA CLASSE nell’anno scolastico 2009-10
Per quanto riguarda la scuola d’infanzia, bisogna considerare i tempi di avvio di una attività didattica e la durata limitatissima dell’interesse e dell’attenzione del bambino.
Qui, la presenza di 1 solo insegnante per sezione e l’orario ridotto a 24 ore significa veramente la fine della funzione formativa di base fin qui esercitata.
Una formazione costruita con esperienze di laboratorio, con attività in piccoli gruppi, con uscite didattiche nel territorio vicino alla scuola e non solo.
Tutte cose che una maestra da sola con 29 alunni non potranno più essere fatte.
La scuola d’infanzia torna ad essere “asilo” nel senso etimologico di “ricovero” e l’insegnante la “maestra giardiniera”.
Di più, tutte le scuole d’infanzia costituite da 2 sole sezioni dovranno chiudere perché non è immaginabile che, in caso di assenza della collega, l’unica insegnante della scuola possa tenere per un’intera mattinata 56 bambini dai 3 ai 5 anni.
Se questo è lo scenario prefigurato dalla Riforma – e lo è – chi vuole una scuola così ?
DIREZIONE DIDATTICA “A.DIAZ” – VENEZIA
Ai genitori degli alunni, agli insegnanti, al personale Ata del Circolo
ANALISI decreto legge 137 del 1.9.2008 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione …”
Insegnante unico nella scuola primaria.
Riduzione orario di lezione a 24 ore
Dal primo settembre tutti gli organi di stampa stanno dedicando ampio spazio ad una serie di innovazioni che stanno per trasformare profondamente la scuola primaria.
Oltre alle informazioni tecniche vengono proposte innumerevoli osservazioni di vari opinionisti o “esperti”: dallo psicologo al calciatore, dallo scrittore alla conduttrice televisiva.
Si ha l’impressione che, ad eccezione di insegnanti, sindacati della scuola e qualche organizzazione di genitori, vi sia un ampio consenso alle decisioni del governo sulla scuola ben oltre la cittadinanza che si riconosce nella maggioranza di governo.
Ho sempre ritenuto che uno degli aspetti più importanti di una democrazia sia la possibilità per i cittadini di poter eettuare scelte consapevoli; che ogni convinzione sia legittima se è fondata su informazioni corrette e su una sostanziale onestà di pensiero.
A me sembra invece che questo consenso sulle decisioni del governo sulla scuola sia fondato su un terreno di disinformazione, confusione, fraintendimenti e superficialità.
Anche se è nota la mia posizione in materia di politica scolastica – avendo io lavorato dal 1971 in poi alla trasformazione della scuola primaria così come è oggi, coi suoi molti difetti ma anche con i suoi pregi – tuttavia cercherò di fornire dati e informazioni il più possibile oggettivi.
Desidero contribuire a mettere ciascuno in grado di esprimere consenso o dissenso in modo fondato e consapevole.
Mi occuperò, in questa occasione, solo del nodo più importante: la sostituzione del team di insegnanti della classe ( 2 nel tempo-pieno e 3 nel Modulo) con il cosiddetto “maestro unico” e la conseguente riduzione del tempo scolastico a 24 ore di lezione.
Dietro questa decisione vi sono sicuramente ragioni di risparmio della spesa pubblica, come nel 1990 (con la creazione del team di 3 docenti su due classi) vi erano forse opposte ragioni occupazionali.
Ma quello che conta è il disegno educativo e formativo che sta alla base di queste scelte e le sue conseguenze sul piano della didattica(metodi e contenuti)e dell’organizzazione: questo va analizzato.
Innanzitutto ritengo assurdo parlare di \ritorno” del maestro unico, di riproposizione della vecchia scuola degli anni Cinquanta, di controriforma ecc.
Non “torna” assolutamente nulla perchè tutto è cambiato nella società e nella scuola, da allora.
Analizziamo parallelamente la CLASSE nella quale il maestro unico è chiamato ad operare dal settembre 2009 con quella in cui operava no agli anni Settanta.
CLASSE Anni Cinquanta/ Settanta
CLASSE Anno scolastico 2009-10
A dierenza della classe degli anni sessanta-settanta, la classe del 2009 non è governabile da un maestro unico se non ripristinando gran parte delle condizioni del passato.
CLASSE ATTUALE ( Dal 1990 al 2008)
La classe attuale ha come punti di forza l’orario di 30 ore di lezione settimanali e la presenza del team di insegnanti che consente di gestire le difficoltè e di garantire una buona offerta formativa.
Attendiamo i Regolamenti di attuazione della nuova scuola col maestro unico per una più esaustiva valutazione del futuro che aspetta la scuola primaria.
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