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PASTERNAK. In morte di Majakovskij Non ci credevano Pensavano fandonie Ma lo apprendevano Da due da tre da tutti Si mettevano a fianco Nella riga del tuo tempo Fermatasi di botto Case di moglie di impiegati e di mercanti Era un giorno un innocuo giorno Più innocuo di una decina Di precedenti giorni tuoi Si affollavano allineandosi nell’anticamera Come allineati dal tuo sparo Tu dormivi Spianato il letto sulle maldicenze Dormivi E cessato ogni palpito Eri placido bello ventiduenne Come aveva predetto il tuo tetrattico Tu dormivi Stringendo al cuscino la guancia Dormivi A piene gambe a pieni malleoli Inserendoti ancora una volta di colpo Nella schiera delle leggende giovani Tu ti inseristi in esse con più forza Perché le avevi raggiunte con un balzo Il tuo sparo fu simile ad un Etna In un pianoro di codardi e di codarde Oh! Se io avessi allora presagito Quando mi avventuravo nel debutto Che le righe con il sangue uccidono Mi affioreranno alla gola e mi uccideranno Mi sarei nettamente rifiutato Di scherzare con siffatto intrigo Il principio fu così lontano Così timido nel primo interesse Ma la vecchiezza è una Roma Senza burle e senza ciance Che non prove esige dall’attore Ma una completa autentica rovina. ( da ascoltare nella interpretazione di Carmelo Bene su you tube) |
GIACOMO LEOPARDI, Ad Arimane *
Re delle cose, autor del mondo, arcana
Malvagità, sommo potere e somma
Intelligenza, eterno
Dator dei mali e reggitor del moto,
Io no so se questo ti faccia felice, ma mira e godi contemplando eternam.
Natura
È come un bambino che disfa subito il fatto. Vecchiezza. Noia o passioni piene di dolore e
Di disperazioni : amore.
Te con diversi nomi il volgo appella Fato, natura e Dio. Ma tu sei Arimane.
Taccio le tempeste, le pesti, tuoi doni che altro non sai donare.
Tu dai gli ardori e i ghiacci.
E il mondo delira cercando nuovi ordini e leggi e spera perfezione.
Ma l’opra tua rimane immutabile, perché per natura dell’uomo sempre
Regneranno l’ardimento e l’inganno, e la sincerità e la modestia resteranno indietro,
e la fortuna sarà nemica al valore, e il merito non sarà buono a farsi largo,
e il giusto e il debole sarà oppresso.
Vivi, Arimane e trionfi, e sempre trionferai.
Perché Dio del male, hai tu posto nella vita qualche apparenza di piacere? L’ amore ?
Per travagliarci col desiderio, col confronto degli altri, e del tempo nostro passato?
Io non so se tu ami le lodi o le bestemmie.
Tua lode sarà il pianto, testimonio del nostro patire.
Pianto da me certo Tu non avrai : ben mille volta dal mio labbro
Il tuo nome maledetto sarà.
Ma io non mi rassegnerò.
Se mai grazia fu chiesta ad Arimane concedimi che io non passi il 7° lustro.
Io sono stato, vivendo, il tuo maggior predicatore, l’apostolo della tua religione.
Ricompensami.
Non ti chiedo nessuno di quelli che il mondo chiama beni: ti chiedo quello che nel mondo
È creduto il massimo de’ mali, la morte.
Non posso, non posso più della vita.
( trascrizione della versione di Carmelo Bene su you-tube)
*Arimane era, nel dualismo di Zoroastro, la divinità persiana delle tenebre
Mandelstham
Nelle notti
ululando a testa nuda
ho imparato
la scienza degli addii
Giovanni Pascoli NEBBIA.
E guardai nella valle : era sparito
Tutto! Sommerso! Era un gran mare piano,
grigio, senz’onde, senza lidi, unito.
E c’era appena, qua e là, lo strano
vocio di gridi piccoli e selvaggi:
uccelli spersi per quel mondo vano.
E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenziosi eremitaggi.
E un cane uggiolava senza fine …
GUILLAUME APOLLINAIRE, LE SIRENE
So io la vostra pena da che viene
quando al largo, di notte, Sirene,
vi lamentate?
Mare, io sono come te, pieno di voci
fatturate;
e i miei vascelli che cantando vanno,
gli anni nome hanno.
Alexandr Blok
Come è penoso andare tra la gente
fingendo di non essere defunto
E raccontare a chi non ha vissuto
il gioco falso e tragico del male;
e contemplando l’incubo notturno
scoprire un’armonia nel discordante
mulinio dell’essere, chè solo
nei riflessi dell’ arte l’uomo vede l’incendio senza scampo della vita.
HOLDERLIN, CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE
Voi andate laggiù nella luce
Su molle suolo, beati genii!
Splendenti brezze di dei
Vi sfiorano lievi
Come dita ispirate
Le sacre corde
Senza destino, come lattante
Che dorma, respirano i celesti
Serbato casto
In umile gemma
E’ in eterno fiorire
Per loro lo spirito e gli occhi beati
Brillano in tacita
Eterna chiarità.
Ma a noi non è dato
In luogo nessuno posare,
dileguano, cadono
soffrendo gli uomini
alla cieca, da una
ora nell’altra,
come acqua da scoglio
a scoglio gettata
per anni nell’ abisso
dell’incertezza
( musicata da Brahms )
BRETON
Il vento lucido mi porta
il profumo perduto
dell’esistenza
SALVATORE QUASIMODO
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
W.H.AUDEN
Felice la lepre al mattino
Perché non sa leggere
I pensieri del cacciatore
Al risveglio.
Felice la foglia
Incapace di predire la caduta.
Felici invero le sparse alghe gelatinose
Soffocanti che fioriscono negli stagni
Lambiscono le sabbie del deserto
Ma cosa farà l’uomo
Il quale sa fischiettare melodie a memoria
Conosce la battuta esatta
A cui la morte lo fermerà netto
Come il grido del gabbiano
Che cosa può fare
Se non difendere se stesso dalla conoscenza ?
JAIME TORRE BODET, UN UOMO MUORE DENTRO DI ME
Un uomo muore dentro di me tutte le volte che un uomo
muore da qualche altra parte, assassinato
dalla paura e dall’ansia di altri uomini.
Un uomo muore dentro di me ogni volta che in Asia
o sulla sponda di un fiume
d’ Africa o d’ America,
o nei parchi di una città d’ Europa,
l’arma di un uomo uccide un uomo.
E la sua morte disfa tutto ciò che credevo di avere eretto
in me su fondamenta eterne:
la fede nei miei eroi,
il mio gusto di stare in silenzio sotto i pini,
l’orgoglio che io avevo di essere uomo
ascoltare Platone narrare la morte di Socrate
e perfino il sapore dell’acqua e perfino il chiaro
piacere di riconoscere
che due e due fanno quattro….
Tutto
di nuovo s’interroga
e pone mille domande senza risposta, nell’ora in cui l’uomo
penetra – a mano armata –
nella vita senza difesa di altri uomini.
VINCENZO CARDARELLI, AUTUNNO
Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e pungenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’ autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
lungamente ci dice addio
FEDERICO GARCIA LORCA, NOTTE DELL’AMORE INSONNE
Notte Alta, noi due e la luna piena;
io che piangevo, mentre tu ridevi.
Un dio era il tuo scherno; i miei lamenti
attimi e colombe incatenate.
Notte bassa, noi due. Cristallo e pena,
piangevi tu in profonde lontananze.
La mia angoscia era un groppo d’agonie
sopra il tuo cuore debole di sabbia.
L’alba ci ricongiunse sopra il letto,
le bocche su quel gelido fluire
di un sangue che dilaga senza fine.
Penetrò il sole la veranda chiusa
E il corallo della vita aprì i suoi rami
sopra il mio cuore nel sudario avvolto.
FEDERICO GARCIA LORCA
Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.
Temo di essere lungo questa riva un tronco spoglio, e quel che più mi accora
è non aver fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.
Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mia
non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarisci le acque del tuo fiume
con foglie dell’autunno mia impazzito.
EUGENIO MONTALE
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’ incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto legato.
GEORG TRAKL, CANTO NOTTURNO
Respiro dell’immoto. Un volto animalesco,
rigido d’azzurro, la santità di lei.
Potente è il silenzio nel sasso;
la maschera di un uccello notturno. Un accordo soave
si spegne ad un tratto. Ahime! Il tuo volto
muto si china sopra acque azzurrine.
Oh, silenziosi specchi del vero!
Alla tempia eburnea del solitario appare il riflesso d’angeli neri.
VERLAINE, CANZONE D’AUTUNNO
Singhiozzi lunghi
Dai violini
Dell’autunno
Mordono il cuore
Con un monotono languore.
Ecco ansimando
E smorto,quando
Suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;
e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua di là
come fa la
foglia morta.
J.SEIFERT, CONVERSAZIONE CON LA MORTE
Tu, che vali più che l’oro vale,
tu, che tutto hai che non torna,
tu,fra le cui braccia l’uomo dimentica
ogni peso del mondo, tu stessa senza peso,
tu, che con crudeltà comandi di portare
a ogni vivo dolore, tu stessa senza dolore,
tu,che piangi sicura della preda,
tu, a cui nessuno mai è pronto,
tu,morte, sempiterna ballerina del vivere,
tu, da cui salvezza non può trovare
l’acciaio, la statua e il tempio,
tu, dei morti la guida nell’ignoto,
tu, senza mutazioni l’unica al mondo,
ecco: questo è il corpo morto nell’affusto,
prendilo,la cosa più bella offre
a te questo popolo che piange
in questo morto più di quanto forse poteva offrirti,
tu, che tutto hai che non torna,
prendilo dentro il grembo profondo
dove nel buio mai l’alba trapela,
che il morto giusto ora trovi riposo.
Sulla sua tomba sta un popolo vivo.
(1937 dopo l’annessione della Cecoslovacchia alla Germania)
J.PREVERT, LE FOGLIE MORTE
Vorrei tanto che tu di ricordassi
I giorni felici di quando eravamo insieme.
In quel tempo la vita era più bella
E il sole più ardente di oggi.
Le foglie morte si ammassano sul badile
Tu vedi, non ho dimenticato
Le foglie morte che si ammassano sul badile,
i ricordi e i rimpianti.
E il vento del nord le ha portate via
Nella fredda notte dell’oblio.
Tu vedi non ho dimenticato
La canzone che tu mi cantavi.
E’ una canzone che ci assomiglia
Tu mi amavi e io ti amavo.
Vivevamo tutti e due insieme
Tu che mi amavi ed io che ti amavo.
Ma la vita separa quelli che si amano, pian piano.
E il mare cancella sulla sabbia
I passi degli amanti disuniti.
JOSE’ AGUSTIN GOYTISOLO, IN QUESTO STESSO ISTANTE
In questo stesso istante
C’è un uomo che soffre,
un uomo torturato
solo perché ama
la libertà.
Ignoro
Dove vive, che lingua
Parla, di che colore
Ha la pelle, come
Si chiama ma
In questo stesso istante,
quando i tuoi occhi leggono
la mia piccola poesia,
quell’uomo esiste, grida,
si può sentire il suo pianto
di animale perseguitato
mentre si morde le labbra
per non denunciare
i suoi amici. Lo senti?
Un uomo solo
Grida ammanettato, esiste
In qualche posto.
Ho detto solo?
Non senti, come me,
il dolore del suo corpo
ripetuto nel tuo?
Non ti sgorga il sangue
Sotto i colpi ciechi?
Nessuno è solo. Adesso,
in questo istante,
anche te e me
ci tengono ammanettati
SALVATORE QUASIMODO, ALLE FRONDE DEI SALICI
E come potevamo noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
PAUL VALERY, LA SELVA AMICA
Noi abbiamo pensato cose pure
A fianco a fianco, lungo i viali,
noi ci siamo tenuti per le mani
senza una parola… tra corolle oscure.
Camminavamo come fidanzati,
soli, nella verde notte delle praterie;
dividevamo il frutto delle fantasie,
la luna amica agli insensati.
Poi siamo morti sopra il muschio, soli,
remoti, e nella selva intima l’ombra
ci avviluppava dolce, mormorando;
lassù, nel lume immenso,
noi ci siamo trovati lacrimando,
mio diletto compagno di silenzio.
GOETHE. Faust, NON HO FATTO CHE CORRERE
Non ho fatto che correre, io, attraversando il mondo.
Ogni piacere l’ho afferrato al volo.
Non mi bastava? E se ne andasse!
Non l’ottenevo? E si perdesse!
Ho avuto solo desideri e solo
Desideri saziati
E nuove voglie; e di forza, così
Ho attraversato d’impeto la vita. Alta potente
Dapprima; ora va sazia, ora va attenta.
La conosco abbastanza, questa terra.
Sull’al di là ci è impedita la vista.
Pazzo chi volge lo sguardo scrutando lassù
E sopra le nuvole finge suoi simili!
L’uomo si tenga saldo qui e si guardi attorno:
non è muto questo mondo a chi sa e opera.
GUILLAUME APOLLINAIRE, IL CANTO D’AMORE
Ecco di cos’è fatto il canto sinfonico dell’amore
C’è in esso il canto dell’amore di una volta
Il brusio dei baci storditi degli amanti illustri
Gli strilli d’amore delle mortali violate dagli dei
Le virilità dei mitici eroi drizzate come pezzi antiaerei
L’urlo prezioso di Giasone
Il canto mortale del cigno
E l’inno vittorioso che i primi raggi del sole hanno fatto
cantare a Anemone l’immortale
C’è il grido delle Sabine al momento del ratto
E anche vi sono i gridi d’amore dei felini nella giungla
Il rumore sordo della linfa che sale nelle piante tropicali
Il tuono delle artiglierie che attuano il terribile amore dei popoli
Le ondate del mare dove nasce la vita e la bellezza
C’è il canto di tutto l’amore del mondo
BAUDELAIRE, CIELO COPERTO
Sembra quasi, il tuo sguardo,schermato da un vapore;
il mistero dei tuoi occhi (azzurri, verdi,grigi?)
è volta a volta tenero, o spietato, o sognante,
e specchia l’indolenza e il pallore del cielo.
Bianche, tiepide, bambagiose giornate ricorsi, quando il cuore
si scioglie ,stregato, in pianto, e flagellati
da un male ignoto che li attorce, i nervi
si fan beffe dell’anima assopita.
A volte fai pensare ai sontuosi orizzonti
che i soli di brumose stagioni accendono… e risplendi
come un paesaggio fradicio infiammato dai raggi
che spiovono da un cielo tempestoso!
O donna-trabocchetto, o climi seducenti!
Anche i tuoi geli, anche la vostra neve
saprò farmi piacere, e dal crudele inverno distillare
piaceri più taglienti dell’acciaio e del ghiaccio?
STEFAN GEORGE, DOPO LA VENDEMMIA
Non esitare a cogliere lo sfarzo
Che scompare nel cambio di stagione
Nuvole grigie s’ ammassano rapide
Presto la nebbia ci potrà sorprendere
Suono flautato dagli spogli rami
Ti annuncia che un’estrema melodia
Avvolge (prima che la geli il vento)
La terra dentro splendido damasco.
Le vespe con il manto verde oro
Sono fuggite dai calici chiusi
Ecco aggiriamo con la barca isole
Del colore di bronzo del fogliame
