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Biblioteca scolastica innovativa Riccardo Carlon
Mercoledì 3 dicembre alle ore 16.30 alla Scuola primaria San Girolamo, Cannaregio 3022/A, si sono tenute l’inaugurazione e la presentazione agli organi di stampa della Biblioteca Scolastica Innovativa interna alla scuola stessa.
La Biblioteca con i suoi servizi rivolti agli studenti, ai docenti, alle famiglie, rappresenta una realtà importante nel territorio poiché, grazie all’utilizzo del digitale vedrà significativamente ampliata la sua proposta.
La Biblioteca si propone anche di promuovere iniziative in grado di mettere a disposizione degli utenti un’offerta ampia e diversificata, svolgendo un’importante funzione di presidio culturale e sociale, garantendo l’accesso ai libri, sia in formato cartaceo che digitale, a chi altrimenti non sarebbe nelle condizioni di farlo.
La Biblioteca è stata intitolata al dottor Riccardo Carlon, già dirigente scolastico e primo sostenitore e promotore di una Biblioteca Scolastica Intercircolo a Venezia Centro storico.
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Antologia personale di poesie

PASTERNAK. In morte di Majakovskij
Non ci credevano
Pensavano fandonie
Ma lo apprendevano
Da due da tre da tutti
Si mettevano a fianco
Nella riga del tuo tempo
Fermatasi di botto
Case di moglie di impiegati e di mercanti
Era un giorno un innocuo giorno
Più innocuo di una decina
Di precedenti giorni tuoi
Si affollavano allineandosi nell’anticamera
Come allineati dal tuo sparo
Tu dormivi
Spianato il letto sulle maldicenze
Dormivi
E cessato ogni palpito
Eri placido bello ventiduenne
Come aveva predetto il tuo tetrattico
Tu dormivi
Stringendo al cuscino la guancia
Dormivi
A piene gambe a pieni malleoli
Inserendoti ancora una volta di colpo
Nella schiera delle leggende giovani
Tu ti inseristi in esse con più forza
Perché le avevi raggiunte con un balzo
Il tuo sparo fu simile ad un Etna
In un pianoro di codardi e di codarde
Oh! Se io avessi allora presagito
Quando mi avventuravo nel debutto
Che le righe con il sangue uccidono
Mi affioreranno alla gola e mi uccideranno
Mi sarei nettamente rifiutato
Di scherzare con siffatto intrigo
Il principio fu così lontano
Così timido nel primo interesse
Ma la vecchiezza è una Roma
Senza burle e senza ciance
Che non prove esige dall’attore
Ma una completa autentica rovina.
( da ascoltare nella interpretazione di Carmelo Bene su you tube)
GIACOMO LEOPARDI, Ad Arimane *
Re delle cose, autor del mondo, arcana
Malvagità, sommo potere e somma
Intelligenza, eterno
Dator dei mali e reggitor del moto,
Io no so se questo ti faccia felice, ma mira e godi contemplando eternam.
Natura
È come un bambino che disfa subito il fatto. Vecchiezza. Noia o passioni piene di dolore e
Di disperazioni : amore.
Te con diversi nomi il volgo appella Fato, natura e Dio. Ma tu sei Arimane.
Taccio le tempeste, le pesti, tuoi doni che altro non sai donare.
Tu dai gli ardori e i ghiacci.
E il mondo delira cercando nuovi ordini e leggi e spera perfezione.
Ma l’opra tua rimane immutabile, perché per natura dell’uomo sempre
Regneranno l’ardimento e l’inganno, e la sincerità e la modestia resteranno indietro,
e la fortuna sarà nemica al valore, e il merito non sarà buono a farsi largo,
e il giusto e il debole sarà oppresso.
Vivi, Arimane e trionfi, e sempre trionferai.
Perché Dio del male, hai tu posto nella vita qualche apparenza di piacere? L’ amore ?
Per travagliarci col desiderio, col confronto degli altri, e del tempo nostro passato?
Io non so se tu ami le lodi o le bestemmie.
Tua lode sarà il pianto, testimonio del nostro patire.
Pianto da me certo Tu non avrai : ben mille volta dal mio labbro
Il tuo nome maledetto sarà.
Ma io non mi rassegnerò.
Se mai grazia fu chiesta ad Arimane concedimi che io non passi il 7° lustro.
Io sono stato, vivendo, il tuo maggior predicatore, l’apostolo della tua religione.
Ricompensami.
Non ti chiedo nessuno di quelli che il mondo chiama beni: ti chiedo quello che nel mondo
È creduto il massimo de’ mali, la morte.
Non posso, non posso più della vita.
( trascrizione della versione di Carmelo Bene su you-tube)
*Arimane era, nel dualismo di Zoroastro, la divinità persiana delle tenebre
Mandelstham
Nelle notti
ululando a testa nuda
ho imparato
la scienza degli addii
Giovanni Pascoli NEBBIA.
E guardai nella valle : era sparito
Tutto! Sommerso! Era un gran mare piano,
grigio, senz’onde, senza lidi, unito.
E c’era appena, qua e là, lo strano
vocio di gridi piccoli e selvaggi:
uccelli spersi per quel mondo vano.
E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenziosi eremitaggi.
E un cane uggiolava senza fine …
GUILLAUME APOLLINAIRE, LE SIRENE
So io la vostra pena da che viene
quando al largo, di notte, Sirene,
vi lamentate?
Mare, io sono come te, pieno di voci
fatturate;
e i miei vascelli che cantando vanno,
gli anni nome hanno.
Alexandr Blok
Come è penoso andare tra la gente
fingendo di non essere defunto
E raccontare a chi non ha vissuto
il gioco falso e tragico del male;
e contemplando l’incubo notturno
scoprire un’armonia nel discordante
mulinio dell’essere, chè solo
nei riflessi dell’ arte l’uomo vede l’incendio senza scampo della vita.
HOLDERLIN, CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE
Voi andate laggiù nella luce
Su molle suolo, beati genii!
Splendenti brezze di dei
Vi sfiorano lievi
Come dita ispirate
Le sacre corde
Senza destino, come lattante
Che dorma, respirano i celesti
Serbato casto
In umile gemma
E’ in eterno fiorire
Per loro lo spirito e gli occhi beati
Brillano in tacita
Eterna chiarità.
Ma a noi non è dato
In luogo nessuno posare,
dileguano, cadono
soffrendo gli uomini
alla cieca, da una
ora nell’altra,
come acqua da scoglio
a scoglio gettata
per anni nell’ abisso
dell’incertezza
( musicata da Brahms )
BRETON
Il vento lucido mi porta
il profumo perduto
dell’esistenza
SALVATORE QUASIMODO
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
W.H.AUDEN
Felice la lepre al mattino
Perché non sa leggere
I pensieri del cacciatore
Al risveglio.
Felice la foglia
Incapace di predire la caduta.
Felici invero le sparse alghe gelatinose
Soffocanti che fioriscono negli stagni
Lambiscono le sabbie del deserto
Ma cosa farà l’uomo
Il quale sa fischiettare melodie a memoria
Conosce la battuta esatta
A cui la morte lo fermerà netto
Come il grido del gabbiano
Che cosa può fare
Se non difendere se stesso dalla conoscenza ?
JAIME TORRE BODET, UN UOMO MUORE DENTRO DI ME
Un uomo muore dentro di me tutte le volte che un uomo
muore da qualche altra parte, assassinato
dalla paura e dall’ansia di altri uomini.
Un uomo muore dentro di me ogni volta che in Asia
o sulla sponda di un fiume
d’ Africa o d’ America,
o nei parchi di una città d’ Europa,
l’arma di un uomo uccide un uomo.
E la sua morte disfa tutto ciò che credevo di avere eretto
in me su fondamenta eterne:
la fede nei miei eroi,
il mio gusto di stare in silenzio sotto i pini,
l’orgoglio che io avevo di essere uomo
ascoltare Platone narrare la morte di Socrate
e perfino il sapore dell’acqua e perfino il chiaro
piacere di riconoscere
che due e due fanno quattro….
Tutto
di nuovo s’interroga
e pone mille domande senza risposta, nell’ora in cui l’uomo
penetra – a mano armata –
nella vita senza difesa di altri uomini.
VINCENZO CARDARELLI, AUTUNNO
Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e pungenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’ autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
lungamente ci dice addio
FEDERICO GARCIA LORCA, NOTTE DELL’AMORE INSONNE
Notte Alta, noi due e la luna piena;
io che piangevo, mentre tu ridevi.
Un dio era il tuo scherno; i miei lamenti
attimi e colombe incatenate.
Notte bassa, noi due. Cristallo e pena,
piangevi tu in profonde lontananze.
La mia angoscia era un groppo d’agonie
sopra il tuo cuore debole di sabbia.
L’alba ci ricongiunse sopra il letto,
le bocche su quel gelido fluire
di un sangue che dilaga senza fine.
Penetrò il sole la veranda chiusa
E il corallo della vita aprì i suoi rami
sopra il mio cuore nel sudario avvolto.
FEDERICO GARCIA LORCA
Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.
Temo di essere lungo questa riva un tronco spoglio, e quel che più mi accora
è non aver fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.
Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mia
non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarisci le acque del tuo fiume
con foglie dell’autunno mia impazzito.
EUGENIO MONTALE
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’ incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto legato.
GEORG TRAKL, CANTO NOTTURNO
Respiro dell’immoto. Un volto animalesco,
rigido d’azzurro, la santità di lei.
Potente è il silenzio nel sasso;
la maschera di un uccello notturno. Un accordo soave
si spegne ad un tratto. Ahime! Il tuo volto
muto si china sopra acque azzurrine.
Oh, silenziosi specchi del vero!
Alla tempia eburnea del solitario appare il riflesso d’angeli neri.
VERLAINE, CANZONE D’AUTUNNO
Singhiozzi lunghi
Dai violini
Dell’autunno
Mordono il cuore
Con un monotono languore.
Ecco ansimando
E smorto,quando
Suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;
e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua di là
come fa la
foglia morta.
J.SEIFERT, CONVERSAZIONE CON LA MORTE
Tu, che vali più che l’oro vale,
tu, che tutto hai che non torna,
tu,fra le cui braccia l’uomo dimentica
ogni peso del mondo, tu stessa senza peso,
tu, che con crudeltà comandi di portare
a ogni vivo dolore, tu stessa senza dolore,
tu,che piangi sicura della preda,
tu, a cui nessuno mai è pronto,
tu,morte, sempiterna ballerina del vivere,
tu, da cui salvezza non può trovare
l’acciaio, la statua e il tempio,
tu, dei morti la guida nell’ignoto,
tu, senza mutazioni l’unica al mondo,
ecco: questo è il corpo morto nell’affusto,
prendilo,la cosa più bella offre
a te questo popolo che piange
in questo morto più di quanto forse poteva offrirti,
tu, che tutto hai che non torna,
prendilo dentro il grembo profondo
dove nel buio mai l’alba trapela,
che il morto giusto ora trovi riposo.
Sulla sua tomba sta un popolo vivo.
(1937 dopo l’annessione della Cecoslovacchia alla Germania)
J.PREVERT, LE FOGLIE MORTE
Vorrei tanto che tu di ricordassi
I giorni felici di quando eravamo insieme.
In quel tempo la vita era più bella
E il sole più ardente di oggi.
Le foglie morte si ammassano sul badile
Tu vedi, non ho dimenticato
Le foglie morte che si ammassano sul badile,
i ricordi e i rimpianti.
E il vento del nord le ha portate via
Nella fredda notte dell’oblio.
Tu vedi non ho dimenticato
La canzone che tu mi cantavi.
E’ una canzone che ci assomiglia
Tu mi amavi e io ti amavo.
Vivevamo tutti e due insieme
Tu che mi amavi ed io che ti amavo.
Ma la vita separa quelli che si amano, pian piano.
E il mare cancella sulla sabbia
I passi degli amanti disuniti.
JOSE’ AGUSTIN GOYTISOLO, IN QUESTO STESSO ISTANTE
In questo stesso istante
C’è un uomo che soffre,
un uomo torturato
solo perché ama
la libertà.
Ignoro
Dove vive, che lingua
Parla, di che colore
Ha la pelle, come
Si chiama ma
In questo stesso istante,
quando i tuoi occhi leggono
la mia piccola poesia,
quell’uomo esiste, grida,
si può sentire il suo pianto
di animale perseguitato
mentre si morde le labbra
per non denunciare
i suoi amici. Lo senti?
Un uomo solo
Grida ammanettato, esiste
In qualche posto.
Ho detto solo?
Non senti, come me,
il dolore del suo corpo
ripetuto nel tuo?
Non ti sgorga il sangue
Sotto i colpi ciechi?
Nessuno è solo. Adesso,
in questo istante,
anche te e me
ci tengono ammanettati
SALVATORE QUASIMODO, ALLE FRONDE DEI SALICI
E come potevamo noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
PAUL VALERY, LA SELVA AMICA
Noi abbiamo pensato cose pure
A fianco a fianco, lungo i viali,
noi ci siamo tenuti per le mani
senza una parola… tra corolle oscure.
Camminavamo come fidanzati,
soli, nella verde notte delle praterie;
dividevamo il frutto delle fantasie,
la luna amica agli insensati.
Poi siamo morti sopra il muschio, soli,
remoti, e nella selva intima l’ombra
ci avviluppava dolce, mormorando;
lassù, nel lume immenso,
noi ci siamo trovati lacrimando,
mio diletto compagno di silenzio.
GOETHE. Faust, NON HO FATTO CHE CORRERE
Non ho fatto che correre, io, attraversando il mondo.
Ogni piacere l’ho afferrato al volo.
Non mi bastava? E se ne andasse!
Non l’ottenevo? E si perdesse!
Ho avuto solo desideri e solo
Desideri saziati
E nuove voglie; e di forza, così
Ho attraversato d’impeto la vita. Alta potente
Dapprima; ora va sazia, ora va attenta.
La conosco abbastanza, questa terra.
Sull’al di là ci è impedita la vista.
Pazzo chi volge lo sguardo scrutando lassù
E sopra le nuvole finge suoi simili!
L’uomo si tenga saldo qui e si guardi attorno:
non è muto questo mondo a chi sa e opera.
GUILLAUME APOLLINAIRE, IL CANTO D’AMORE
Ecco di cos’è fatto il canto sinfonico dell’amore
C’è in esso il canto dell’amore di una volta
Il brusio dei baci storditi degli amanti illustri
Gli strilli d’amore delle mortali violate dagli dei
Le virilità dei mitici eroi drizzate come pezzi antiaerei
L’urlo prezioso di Giasone
Il canto mortale del cigno
E l’inno vittorioso che i primi raggi del sole hanno fatto
cantare a Anemone l’immortale
C’è il grido delle Sabine al momento del ratto
E anche vi sono i gridi d’amore dei felini nella giungla
Il rumore sordo della linfa che sale nelle piante tropicali
Il tuono delle artiglierie che attuano il terribile amore dei popoli
Le ondate del mare dove nasce la vita e la bellezza
C’è il canto di tutto l’amore del mondo
BAUDELAIRE, CIELO COPERTO
Sembra quasi, il tuo sguardo,schermato da un vapore;
il mistero dei tuoi occhi (azzurri, verdi,grigi?)
è volta a volta tenero, o spietato, o sognante,
e specchia l’indolenza e il pallore del cielo.
Bianche, tiepide, bambagiose giornate ricorsi, quando il cuore
si scioglie ,stregato, in pianto, e flagellati
da un male ignoto che li attorce, i nervi
si fan beffe dell’anima assopita.
A volte fai pensare ai sontuosi orizzonti
che i soli di brumose stagioni accendono… e risplendi
come un paesaggio fradicio infiammato dai raggi
che spiovono da un cielo tempestoso!
O donna-trabocchetto, o climi seducenti!
Anche i tuoi geli, anche la vostra neve
saprò farmi piacere, e dal crudele inverno distillare
piaceri più taglienti dell’acciaio e del ghiaccio?
STEFAN GEORGE, DOPO LA VENDEMMIA
Non esitare a cogliere lo sfarzo
Che scompare nel cambio di stagione
Nuvole grigie s’ ammassano rapide
Presto la nebbia ci potrà sorprendere
Suono flautato dagli spogli rami
Ti annuncia che un’estrema melodia
Avvolge (prima che la geli il vento)
La terra dentro splendido damasco.
Le vespe con il manto verde oro
Sono fuggite dai calici chiusi
Ecco aggiriamo con la barca isole
Del colore di bronzo del fogliame
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Articoli
In ricordo di Riccardo:

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Relazione su programma e orientamento ai docenti dell’Istituto Comprensivo “A.Diaz”
Io ho avuto la fortuna di insegnare nel decennio più straordinario nella storia della scuola del dopoguerra: dal 1972 al 1981.
In quel decennio incominciavano a maturare, svilupparsi ed estendersi le nuove idee pedagogiche e le rivoluzionarie pratiche educative e didattiche nate negli anni ’60. La scuola di Barbiana, Bruno Ciari, Mario Lodi, Gianni Rodari e poi Pontecorvo e Pellerey, per fare qualche nome.
Ho avuto la fortuna di capitare nel momento giusto, ma anche di essere al posto giusto.Nel 1972 mi era stata infatti consegnata (a me e ad altri tre colleghi con la mia stessa formazione culturale) una scuola elementare di 10 classi in provincia di Venezia, assicurandomi carta bianca nella sperimentazione di un progetto pedagogico di tempo-pieno.
La legge istitutiva della sperimentazione era di un anno prima.
Nei 4 anni in cui sono rimasto in quella scuola e nei 6 successivi in una scuola analoga ho potuto effettuare assieme ai miei colleghi una sperimentazione a 360 gradi sull’istruzione primaria. Sempre sul filo sottile della legalità (a volte anche oltre), protetti dall’ombrello della sperimentazione, prima che le successive norme di legge lo consentissero, abbiamo:- introdotto il team di docenti al posto dell’insegnante unico
- eliminato i voti numerici e introdotto la scheda di valutazione
- avviato l’insegnamento dell’inglese
- inserito alunni portatori di handicap
- reso la bocciatura un fatto assolutamente eccezionale
- introdotto le assemblee dei genitori e dei bambini del secondo ciclo
- affiancato all’insegnamento della aritmetica e della geometria quello della logica, della statistica, del calcolo combinatorio, del problem solving
- sostituito la grammatica tassonomica con quella generativa di Noan Chomsky
- enfatizzato la produzione di testi a discapito dello studio della grammatica
- realizzato attività di classi aperte
- organizzato laboratori per piccoli gruppi su argomenti tabù per la scuola elementare dell’epoca : il teatro, il giornalismo, la fotografia, la stampa.
Avevamo anche introdotto innovazioni che non sono state poi tradotte in norme che ne consentissero l’estensione a tutta la scuola elementare italiana.
- l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica (con la complicità del parroco locale che condivideva la nostra impostazione)
- l’educazione sessuale
- il superamento dell’insegnamento della storia e della geografia (scuola elementare) per la ricerca storico-geografica nell’ambiente.
Quando poi, nel 1981, sono diventato direttore didattico ho sempre cercato di promuovere innovazioni, sperimentazioni.
Mi sono anche sempre impegnato per estendere quelle conquiste (ormai entrate nella normativa con le leggi del 1974-1977-1985-1991) a tutte le scuole e di contrastare chi concepiva il lavoro nella scuola una attività marginale, che consentiva un impegno limitato e molto tempo libero.
Potete quindi immaginare la mia sofferenza per l’attuale smantellamento della scuola pubblica e delle sue conquiste.
Ma io non sono di quelli che si rassegnano, che aspettano che passi la nottata.
La mia capacità di indignazione è ancora intatta e così la volontà caparbia di resistere.
Ciò che sta accadendo, oggi, alla scuola italiana, deve spingerci tutti ad un impegno rigoroso e generoso perché è ormai su questo terreno che si giocherà una delle partite decisive sul tipo di società che ci aspetta dietro l’angolo.
Dopo questa premessa, vorrei proporvi alcune riflessioni sulle finalità e sul ruolo che io intendo dare all’istruzione nel nuovo Istituto Comprensivo che sono stato chiamato a dirigere e che nasce oggi.
E incomincerò citando il pensiero del preside di una scuola americana nell’intervento inaugurale dell’anno scolastico 1951-52.
A fine maggio ero stato invitato assieme all’ex Ministro Fioroni a Mogliano per svolgere una relazione sulla scuola.
Lui è intervenuto alla fine e ha concluso il suo intervento citando appunto questo preside che si rivolgeva ai suoi docenti e diceva più o meno così.“Se voi volete lavorare in questa scuola non dovere preoccuparvi solo di trasmettere sapere e conoscenza.
Io ho vissuto alcuni anni in un luogo dove prestavano la loro opera bravissimi professionisti.
C’erano ingegneri, chimici, medici, infermieri, ragionieri, amministratori molto preparati ed esperti nella loro materia.
Questo luogo si chiamava AUSCHWITZ.
Gli ingegneri avevano costruito la struttura del lager.
I chimici preparavano e dosavano il gas.
I medici facevano esperimenti sui prigionieri con l’aiuto degli infermieri.
Gli amministratori organizzavano ogni aspetto della vita – se così la si può chiamare-del campo.
AUSCHWITZ insegna anche che una scuola che trasmetta solo sapere e conoscenza, senza preoccuparsi di formare eticamente l’uomo che tali saperi e conoscenze utilizzerà, può generare sempre e dovunque luoghi come AUSCHWIZ.”Io credo che le parole di questo preside esprimano un concetto fondamentale rispetto al nostro lavoro di educatori.
Auschwitz non è infatti solo un luogo che appartiene alla geografia e alla storia.
E’ anche un luogo oscuro della mente di ciascuno di noi.
Lì si sono espressi, all’ennesima potenza, stati d’animo che abitano, in misura più o meno accentuata e in determinate circostanze, in tutti noi.
L’intolleranza per le opinioni altrui, il fastidio o almeno l’imbarazzo per la diversità, l’incapacità di provare rispetto, l’egoismo, l’indifferenza, la rinuncia alla responsabilità individuale attraverso il meccanismo dell’obbedienza, l’attrazione per il potere sulle persone, facile a diventare abuso, la sopraffazione.
Sono state effettuate dal dopoguerra in poi molte riflessioni su quella che è stata definita “la banalità del Male” per capire come milioni di persone possano aver compiuto direttamente o indirettamente crimini orrendi in una catena che dalla guerra mondiale arriva fino alle stragi nei Balcani, in Africa e ovunque nel mondo.
Tutte le riflessioni concordano nell’attribuire la spiegazione al contemporaneo verificarsi in sinergia di tre elementi chiave : il contesto, il sistema di appartenenza e la mancata introiezione dei valori morali di rispetto, solidarietà, tolleranza, comprensione e indignazione per tutto ciò che minaccia i valori fondamentali della nostra civiltà.
Molti di voi avranno sentito parlare dell’esperimento, compiuto da una equipe di psicologi dell’università di Stanford nel 1971, di prigionia simulata in una serie di locali dell’università.
Vennero selezionati 24 soggetti, scelti tra centinaia di candidati, in base al loro essere psicologicamente stabili, senza trascorsi di alcool e droghe, senza problemi fisici o mentali: dei “bravi ragazzi” insomma.
Ad una parte veniva assegnato il ruolo di detenuti, ad un’altra quello di carcerieri.
Dopo una sola settimana l’esperimento fu interrotto perché le guardie si abbandonavano alle più feroci aggressioni fisiche e psichiche nei confronti dei detenuti.
Quel primo esperimento, seguito poi da una serie di ricerche e studi, ha dimostrato che il passaggio dal bene al male non dipende da una natura, da un’indole, ma da altre cause fra cui primeggiano appunto il sistema di appartenenza e la situazione.
Tutti possiamo diventare feroci ma questo diventare implica un percorso.
Se questo è vero, la scuola gioca un ruolo straordinariamente importante.
Nella scuola ci sono dei contesti, si creano appartenenze, si esprimono continuamente nei comportamenti e nelle relazioni valori morali e il loro contrario.
Nella scuola si dovrebbero creare le condizioni per l’esercizio di quei valori morali in modo che essi vengano “introiettati” dai ragazzi.
Ma spesso invece avviene il contrario: è l’esercizio dell’intolleranza, dello scherno, della sopraffazione che prevale.
Certo non è solo la scuola l’ambiente della costruzione individuale di un sistema di valori. C’è la famiglia, l’associazionismo giovanile.
Ma noi siamo la scuola e di questo dobbiamo occuparci.
E qui entra in campo tutta la nostra professionalità di insegnanti combinata ad una predisposizione psicologica di disponibilità all’incontro e allo scambio col bambino e col ragazzo.Il concetto di incontro è essenziale nel processo educativo.
L’insegnante non deve solo insegnare una materia.
E non è neppure sufficiente che sappia ascoltare.
Deve insegnare al ragazzo a trasformare il disagio in parole.
Se un bambino o un ragazzo trova un adulto competente, capace di ascolto e di parola, il ragazzo si impegnerà nella narrazione di sé.
Il segreto di un rapporto positivo insegnante-studente sta nel saper comunicare e interagire nella comunicazione, nell’essere attento ai bisogni emotivi dello studente e nel rispettarne i diritti.
I valori non si trasmettono più con la parola, con il discorso, per non parlare della predica.
I valori si trasmettono con i comportamenti.
Un insegnante distratto, apatico, poco interessato al proprio lavoro, con atteggiamenti di incomprensione o di fastidio o di scherno nei confronti degli allievi in difficoltà, dà un esempio negativo sul piano morale.
L’insegnante che dà un tema da svolgere e poi se ne sta in cattedra a leggere il giornale, trasmette a chi è in difficoltà nella scrittura un senso di solitudine che aggrava le difficoltà e aumenta l’insuccesso.
Aiutarlo invece ad esprimere i propri pensieri con una serie di domande mirate, fornirgli schemi e strumenti per organizzarli in sequenza, aiutarlo indicargli alcune parole che ha scritto in modo ortograficamente scorretto, quando il numero degli errori è eccessivo.
Un ragazzo deve avere coscienza delle proprie difficoltà e lacune, ma non deve veder distrutta la propria autostima attraverso un elaborato devastato da correzioni.
Ci sono insegnanti iper-correttivi, che non salvano nulla di un testo.
Anche questo atteggiamento aumenta la distanza fra docente e allievo.
E più la distanza aumenta più si approfondisce il grado di insuccesso.
Vi sono bambini e ragazzi che incominciano ad impegnarsi solo quando sentono che l’insegnante si dispiace dei suoi insuccessi e cerca di aiutarlo in tutti i modi, anche privilegiandolo rispetto ai più bravi, perché ci tiene a lui.
Qualcuno ha detto che non c’è nulla di più iniquo che dare le stesse cose a chi ha bisogni differenti.
Quindi non dobbiamo avere paura di aiutare chi è in difficoltà.“La scuola – scrive Freud nel 1909 in una citazione di Galimberti – deve creare nei giovani il piacere di vivere e offrire appoggio e sostegno in un periodo della loro esistenza in cui sono necessitati dalle condizioni del proprio sviluppo ad allentare i legami con la famiglia.
[…]
La scuola non si deve mai dimenticare di avere a che fare con individui ancora immaturi, ai quali non è lecito negare il diritto di indugiare in determinate fasi, seppur sgradevoli, dello sviluppo.
Essa non si deve assumere la prerogativa di inesorabilità propria della vita.”Condivido perfettamente questa idea di scuola perché ci porta a considerare la possibilità di costruire la scuola come luogo in cui i comportamenti sbagliati, le mancanze, gli errori non sono irreversibili, “inesorabili”, ma possono essere modificati, corretti.
Questo richiede ovviamente un grande impegno, una grande professionalità e un pieno coordinamento da parte di tutti gli operatori della scuola.
Anche di tipo didattico.
Ecco, appunto, la didattica.
Anche nel modo di insegnare, nelle scelte metodologiche, si veicolano valori morali.
Una didattica solo direttiva – la lezione frontale – non veicola gli stessi valori di una didattica basata anche sulla sperimentazione, sulla ricerca, sulla discussione, sul lavoro di gruppo, sull’attività di laboratorio.
Come le scelte metodologiche, anche quelle dei contenuti non sono scelte neutre. Pensiamo all’arte nella scuola secondaria.
Posso scegliere di fare una lezione sulle ninfee di Monet (bellissima la mostra di Milano), ma sicuramente una lezione su Guernica di Picasso consente una serie di ragionamenti interdisciplinari sull’arte e sulla storia più vicini al mondo del ragazzo.
E non si tratta di una scelta solo estetica, ma anche di contenuto.
Posso parlare ai ragazzi della bellissima casa sulla cascata di Wright, ma se propongo il progetto di città lineare di Miliutin posso collegarmi a questioni che spaziano dalla storia (la rivoluzione russa) all’urbanistica, alla sociologia.
E’ evidente che la scelta dei contenuti è importante rispetto a quello che si vuole veicolare.
In zoologia posso parlare delle specie presenti nei vari continenti e delle loro caratteristiche morfologiche o analizzare e discutere dei comportamenti animali scoperti dagli etologi negli ultimi anni che rivoluzionano completamente le precedenti nozioni sul mondo animale.
Già tutta una serie di ricerche, negli ultimi decenni, ha scoperto e studiato i meccanismi dell’intelligenza negli animali, intelligenza che si è dimostrata esistere e essere in certi casi molto evoluta, fino alla costruzione di manufatti.
Ora la nuova frontiera della ricerca sta scoprendo comportamenti, da parte di alcuni soggetti animali, che potremmo definire di tipo etico, nel senso che appaiono incongruenti sia con l’istinto che col principio darwiniano di selezione naturale.
Sono stati documentati numerosissimi esempi di comportamento animale che rivelano cooperazione, empatia, solidarietà, senso di giustizia:- l’elefantessa anziana che interviene contro un giovane che aggredisce una giovane elefantessa ferita ad una zampa e zoppicante;
- lupi che sfamano compagni di branco vecchi e feriti;
- l’ippopotamo che cerca di aiutare a rialzarsi l’antilope ferita da un coccodrillo, testimoniando che certi comportamenti non si giustificano neppure con l’appartenenza ad una stessa specie;
- il gatto Libby che guida al cibo il vecchio amico cane Cashew diventato cieco e sordo.
Uno studio in questa direzione (su testi, libri fotografici, video) potrebbe risultare molto affascinante per i ragazzi e veicolare contenuti che aprono a una vasta serie di riflessioni.
Introduco a questo punto un concetto essenziale, per abbattere l’insuccesso scolastico di molti ragazzi, che è un altro degli obiettivi che dobbiamo proporci di raggiungere.Non ci si può limitare a trasmettere nozioni e pretendere apprendimenti ormai largamente superati o che non contribuiscono alla formazione – nel bambino e nel ragazzo – di capacità creative, critiche.
Di più, contenuti e apprendimenti che il ragazzo giudica poco o nulla interessanti, noiosi , inutili.
Stimolare nei bambini e nei ragazzi la curiosità non è più sufficiente per ostacolare il peggior nemico dell’istruzione : la noia.
Bisogna puntare anche sullo stupore: è questa una delle chiavi di accesso al mondo del bambino e del ragazzo.
Vanno cercati nelle discipline anche (certo non solo) quegli aspetti in grado di suscitare meraviglia, stupore.
Tutto ciò che in ogni disciplina esce dalla norma, è eccentrico, apre a orizzonti intellettuali inconsueti.
Così, in un programma di educazione all’immagine, dovrebbe trovare ampio spazio un percorso sulla percezione visiva e i suoi inganni.
Non solo Escher che lavora sulle immagini, ma anche tutti gli inganni della percezione geometrica a livello di linee, superfici, volumi con un collegamento interdisciplinare con la matematica (e perché no, anche con la letteratura, pensiamo al romanzo Flatlandia)
Così, in un programma di fisica, dovrebbe trovare ampio spazio un percorso sull’ottica: specchi, rifrazione della luce…
Nella letteratura andrebbero evitate proposte che non sono adatte all’età dei ragazzi e che pure sono contenute in molti libri di testo della scuola media.
Ad esempio proporre l’Infinito di Leopardi a un ragazzo di 14 anni significa precludergli la possibilità di scoprire questa poesia e di farne esperienza all’età giusta per accoglierla nel proprio Io, cioè a 16-17 anni.
Viceversa l’ Inno ad Arimani, dello stesso Leopardi, è percepibile anche a 14 anni perché descrive perfettamente quel lato oscuro dell’umanità e del mondo che fa parte della realtà e dell’immaginazione di un ragazzo contemporaneo.
Una poesia incompleta, con molti “eccetera”, sconosciuta a quasi tutti perché in qualche modo “secretata” da una cultura dominante orientata diversamente (sia cattolica che marxista). Magari proponendola, dopo averla letta studiata e discussa, nella straordinaria interpretazione che ne ha fatto Carmelo Bene e che, per chi se la sia persa all’epoca, può essere recuperata su youtube.
Coltivare nei ragazzi l’ironia, il senso dell’umorismo, soprattutto la satira : testi e immagini.
Vi sono vignette satiriche che valgono da sole un saggio critico e che mettono in moto “violentemente” il pensiero, stimolando riflessioni : penso ad Altan a Giannelli a Elle Kappa, tanto per fare qualche nome.
Ma ci sono anche autori meno “politici”, che hanno accuratamente indagato tutta la gamma della stupidità, dell’ignoranza, dell’incoerenza, della meschinità, della sopraffazione, fissando ogni aspetto in un’immagine o in una frase che ne restituisce in pieno lo spessore.
L’ Altan non politico, Quino…
Ci sono tante idee da pensare, progetti da realizzare, sperimentazioni da avviare.
Io non ho subìto questa verticalizzazione delle scuole del centro storico.
Se fossi stato contrario l’avrei ostacolata e ne avrei avuto tutti gli strumenti per farlo.
Io ho invece seguito la nascita di questo progetto con convinzione, con un atteggiamento di consenso critico e rivendicativo (Cfr intervento sul Gazzettino).
L’ho ritenuta una straordinaria occasione di rilancio della scuola pubblica nel centro storico, di competitività rispetto al successo della scuola privata.
La collaborazione di tutti è però necessaria affinché questo progetto non vada sprecato o peggio non finisca per portare ad un peggioramento della situazione.
E collaborazione non significa solo contribuire a definire i vari aspetti organizzativi anteponendo efficienza ed efficacia alle proprie esigenze personali.
Collaborazione significa anche un impegno professionale sul piano dell’ operare per far stare bene a scuola bambini e ragazzi, sul piano della didattica e delle relazioni con studenti e famiglie e fra colleghi.
Di fronte ad una politica governativa tesa a ridurre risorse e spazio-tempo alla scuola pubblica, noi dobbiamo rispondere alzando la qualità dell’insegnamento, sfruttando al massimo la nostra professionalità ed esplorando nuovi percorsi formativi.
La politica di questo istituto non sarà del “tanto peggio tanto meglio” neppure nella forma politicamente ‘nobile” del “facciamo scoppiare le contraddizioni”.
La politica di questo istituto sarà quella della resistenza, in modo che quando questa congiuntura sarà finita si possa ricostruire la scuola pubblica non su delle macerie ma su una struttura che ha tenuto.
Il primo obiettivo è far sì che bambini e ragazzi tornino a casa da scuola soddisfatti – meglio ancora – entusiasti per quello che hanno fatto.
E questo non dipende dalle risorse materiali della scuola, ma solo ed esclusivamente dal nostro rapporto con gli allievi e dalle offerte didattiche che proponiamo e dal modo in cui le proponiamo.
Ho visto classi di scuola elementare in preda ad una autentica euforia- durante una lezione di matematica- al punto da accogliere con un coro di No! il suono della campanella dell’intervallo.
Tanto per citare una materia che nell’immaginario collettivo si presta poco a scatenare entusiasmo.
Viceversa ho assistito ad una “lezione” di scienze, sempre nella scuola elementare, in cui l’insegnante distribuiva delle schede su vari animali che ogni alunno doveva individualmente leggere e riassumere.
Una noia mortale, oltretutto nella confusione più totale di alunni che cambiavano continuamente scheda in un va e vieni caotico e rumorosissimo.
Come spesso accade è stato l’alunno più indisciplinato a dare una “lezione” di didattica.
Dichiarando di essere stufo e di non voler fare più nulla, si accostava alla porta- finestra del giardino e prendeva in mano un coleottero coloratissimo, osservandone forma, colori, movimenti e facendone su un foglio un “disegno scientifico”.
Va assolutamente superato l’atteggiamento di molti docenti che non nutrono mai neppure un piccolissimo dubbio in merito al proprio modo di fare scuola; incapaci di mettersi in discussione, di autocritica…
Di fronte ad una classe che non segue la lezione, che fa confusione o a ragazzi che li offendono, molti insegnanti reagiscono convincendosi di avere a che fare con maleducati, sfaticati, disinteressati ecc.
Convinti che il loro fare scuola è, in tutte le situazioni, il miglior modo di fare scuola possibile non introducono alcun cambiamento, limitandosi ad arrabbiarsi, gridare, fare interrogazioni “punitive”, erogare punizioni: note e sospensioni…
Mi è capitato durante l’estate un volumetto che riporta un’ampia serie di note disciplinari scritte dai docenti sui libretti scolastici degli alunni o sui registri.
A parte la descrizione di situazioni esilaranti, di risposte degli alunni ai docenti di una comicità straordinaria, quello che colpisce è il fatto che alcuni docenti non si accorgono di attestare – con la scrittura della nota di rimprovero – il fallimento della propria azione educativa.“La classe mi guarda con aria di sfida”
“La classe mette in dubbio la validità dei miei studi sostenendo che la sottoscritta abbia comprato la laurea”
“L’alunno T. mi chiude il libro in faccia dichiarando totale disinteresse per la mia materia”
“Durante l’ora di filosofia la classe stenta a credermi”
“La classe finge che io non esista”
“La lezione viene interrotta per palese disinteresse della classe”Sul tema delle punizioni apriremo in una successiva occasione un discorso approfondito che parta dalla consapevolezza che la punizione è efficace quando non è inflazionata e quando vi è il riconoscimento dell’autorevolezza di chi punisce da parte del punito.
C’è poi la questione del rendimento scolastico.
Dobbiamo acquisire consapevolezza che quando un ragazzo accumula continue insufficienze in una materia, almeno una piccola percentuale di questo insuccesso è imputabile all’insegnante stesso:- troppo severo o troppo disponibile
- intimidisce o favorisce un rapporto eccessivamente amicale
- trascura metodologie o contenuti di sicuro interesse a vantaggio di lezioni solo frontali e contenuti tradizionali
- magari le sue spiegazioni utilizzano parole che non erano nel vocabolario del ragazzo(-500 parole)
- ha dato per scontato “saperi” che non erano nel bagaglio culturale del ragazzo (“erano di competenza della scuola primaria”)
- ha difficoltà a tenere la disciplina in classe (media nazionale 13% del tempo, quindi ci saranno anche punte del 30 – 40%)
- non è intervenuto con la famiglia (se è presente e disponibile, e in molti casi lo è) alle prime manifestazioni di insuccesso.
La maggior parte delle famiglie con i figli in difficoltà sviluppa rapidamente un’ostilità nei confronti degli insegnanti e della scuola che ha lo scopo principalmente di auto-assolversi dalle proprie carenze e responsabilità. “E’ colpa della scuola”!
I problemi vanno affrontati SUBITO e se il genitore percepisce che questa tempestività – da parte degli insegnanti e del preside – è un segno di preoccupazione, di volontà di cura, di disponibilità all’ascolto e all’aiuto, è possibile che collabori e si dia da fare.
Naturalmente c’è poi un’ampia percentuale di responsabilità diretta da parte del ragazzo.
Non sono fra quelli che assolvono i ragazzi con la formula ipocrita del “disagio giovanile” o dei “problemi familiari”.
Credo fermamente nel libero arbitrio in tutti i campi e a tutte le età.
E su questo punto sarò molto chiaro nel mio intervento all’inaugurazione dell’anno scolastico con i ragazzi delle scuole medie.
Ma la scuola ha comunque una responsabilità che deve saper riconoscere se vuole mettersi nelle condizioni di modificare e rendere efficace il proprio intervento.
La funzione del team dei docenti, in questo senso è insostituibile e strategica.
Purtroppo nella scuola secondaria non è stato previsto di scorporare dall’orario settimanale di lezione due ore per attività di confronto e coordinamento didattico e questo nuoce alle potenzialità del team che si riunisce solo 6-7 volte l’anno anziché le 30 come avviene nella scuola primaria.
Riteniamo l’importanza del team strategica,al punto che nella scuola primaria non attiveremo quella parte della Riforma Gelmini che cancella il team per l’insegnante prevalente.
Lo faremo avvalendoci delle prerogative autonomistiche degli Istituti, in ciò confortati anche dal parere del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, che nella riunione di servizio coi dirigenti scolastici della regione, ad una mia domanda in tal senso rispondeva che si poteva fare.
Resterà quindi l’organizzazione di due classi parallele con il team di tre insegnanti.COSTRUIRE un progetto educativo unitario dai 3 ai 14 anni.
E’ uno dei principali obiettivi da raggiungere in questo anno scolastico e il senso della creazione di un Istituto Comprensivo.
Anche questo punto verrà affrontato e approfondito in un’altra occasione.
Sarà però necessario fin d’ora prevedere e programmare una serie di coordinamenti didattici a livello delle varie discipline, utilizzando le risorse del fondo di istituto.Anche il tema della AUTOVALUTAZIONE dovrà trovare un’occasione di analisi specifica.
In questo Istituto Comprensivo ho intenzione di sperimentare quest’anno forme di autovalutazione dei docenti e dell’organizzazione.
Non è solo una questione legata all’applicazione della direttiva del Ministero della Funzione Pubblica (2006!) sulla qualità della Pubblica Amministrazione :
Ciascuna Amministrazione deve saper valutare la propria prestazione organizzativa, individuare le priorità, pianificare i necessari cambiamenti.
Ruolo essenziale , nell’ autovalutazione , dei destinatari dei servizi e importanza di rendere conto dei risultati.
So che e’ un terreno molto impopolare fra i docenti e non voglio minimamente che si pensi io voglia agire in modo burocratico e gerarchico.
La valutazione del lavoro dei docenti è una delle condizioni per il miglioramento della qualità dell’apprendimento.
Ma tempi, forme e modalità di questa valutazione è essenziale siano condivisi, anzi siano gli stesso docenti a definirli.
Ricordandosi che, comunque, la valutazione dei docenti esiste già nella scuola, ma in modo arbitrario e non oggettivo .
Ogni docente è infatti costantemente valutato dai colleghi, dagli alunni, dai genitori, dal dirigente.
Ma è una valutazione che non serve né al cambiamento, né al miglioramento dell’offerta formativa complessiva della scuola ed è anzi dannosa perché si basa su elementi vaghi, soggettivi, umorali, su pure “impressioni”.
Per contribuire a definire che cosa si va a valutare sono opportune alcune considerazioni.
Il cuore della professionalità docente non è la conoscenza della materia, né la capacità tecnico-didattica,( che io considero scontate) ma la capacità relazionale.
E’ la capacità relazionale a rendere efficace la competenza tecnica dell’insegnante consentendogli di contribuire alla crescita conoscitiva e alla formazione degli studenti (Meazzini-Soresi su Tuttoscuola n°102/2001).
Ogni insegnante deve investire molto nel coltivare questa capacità e nell’acquisirla rapidamente se non ce l’ha.
Spesso invece gli insegnanti che hanno carenze nella capacità relazionale reagiscono inasprendo ed enfatizzando aspetti quali la severità, la freddezza, la distanza, il rifiuto all’ascolto ecc.
Così facendo quel poco di capacità relazionale, che comunque hanno, diminuisce ancora di più con conseguenze non di rado devastanti sul piano della disciplina e del rendimento scolastico degli alunni in difficoltà.
Il significato della valutazione dell’insegnante è offrirgli elementi utili alla sua crescita personale e professionale.
Per questo NO a valutazioni globali – tipo buono, eccellente – utili , come scrive Meazzini, a valutare una minestra, ma non le prestazioni di un docente.
Anche dire di un insegnante “competente” o “poco competente” non significa nulla.
Nel primo caso abbiamo un generico apprezzamento, nel secondo caso un insulto.
Il rispetto dell’insegnante esige che una eventuale valutazione critica offra informazioni.
Tipo:- propone agli allievi compiti superiori al loro grado di preparazione
- offre scarse motivazioni agli studenti
- nelle lezioni utilizza vocaboli poco accessibili agli allievi, dandone per scontata la conoscenza.
Se la valutazione è positiva l’informazione potrebbe essere così articolata:
- sa ideare un progetto e lo sa implementare
- formula obiettivi raggiungibili e verificabili
- identifica e pone in sequenza i passi da percorrere per raggiungerli
- dedica ampio spazio alla motivazione.
Ancora dalle indicazioni emerse nella ricerca di Meazzini-Soresi:
Una delle macroabilità fondamentali dell’insegnante – tenere una lezione frontale in modo efficace- Può essere articolata in:- prima di iniziare la lezione fornisce uno schema riguardante i contenuto
- passa da un contenuto all’altro in modo logico e corente
- usa un eloquio alternato che attenua la probabilità di produrre monotonia negli allievi
potremmo aggiungere altri punti come
- coinvolgere gli allievi con domande o invitandoli ad esprimere opinioni
- saper percepire la caduta di attenzione e agire in conseguenza
Voglio concludere presentando di seguito alcune idee che – con la vostra collaborazione – potrebbero diventare PROGETTI da attuare.
- Un giornale scolastico autogestito dagli studenti delle medie (e forse anche di quinta elementare) nelle ore di assenza dei docenti.
Con un docente supervisore per ciascuna delle scuole. - L’elezione di uno studente rappresentante di classe come nella scuola secondaria di secondo grado (classi delle medie e forse di quinta elementare)
- Interventi sullo stare bene a scuola, sul bullismo con lezioni, conversazioni, interventi di esperti ma anche l’apertura di uno “sportello” a cui possano accedere genitori, alunni e insegnanti in difficoltà.
- Progetto Libro Amico, per la scuola primaria e d’infanzia, con una serie di “libri animati” da sfogliare e manipolare già acquistati per circa 600 euro. L’importanza della lettura, non solo sul piano dell’arricchimento culturale, ma anche su quello più ampio della personalità, ha trovato nuovi elementi in alcune recenti ricerche di neuroscienze. Si è scoperto che nella lettura di un racconto o un romanzo, in certi passaggi, vengono attivate le stesse aree cerebrali che presiedono all’attività reale. Quella che abbiamo sempre chiamato immedesimazione nei personaggi e nelle storie ha oggi un riscontro clinico. I libri-animati consentono al bambino di accostarsi al libro (di per sé meno appetibile di un video-gioco o di un cartone animato) entrando materialmente nella situazione. Pensiamo ai libri di National Geographic che ripropongono gli ambienti del deserto, delle foreste, degli oceani con scenari tridimensionali e animali nascosti che con l’uso di leve e linguette escono dalla pagina. O i libri che ripropongono le storie di film, come quello su Guerre Stellari, con suoni, astronavi sospese da fili sulla pagina e perfino la spada laser da attivare.
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Chi sono
Riccardo Carlon nasce a Venezia nel 1949.
Prende l’abilitazione per l’insegnamento nella scuola elementare presso l’Istituto Magistrale “N. Tommaseo” di Venezia, dove è stato allievo del prof. Arnoldo Momo.
Si laurea a pieni voti con lode in Pedagogia, indirizzo filosofico, con una tesi su “Genesi e significato dei progetti di rifondazione su basi logico-matematiche dell’istruzione di base”.
È stato uno degli organizzatori (assieme a Giancarlo Cavinato, Ubaldo Rizzo e Adriana Scibelli) nel 1972 della prima scuola elementare a tempo-pieno a Torre di Fine, in provincia di Venezia.
Qui ha insegnato tre anni.
Poi dal 1975 ha contribuito alla nascita della scuola a tempo-pieno di Oriago dove ha insegnato fino al 1980.
Dal 1976 al 1978 ha tenuto una rubrica settimanale dal titolo “ Nella Scuola” sul quotidiano “L’Unità”, diventando nel 1978 giornalista pubblicista.
Nel 1981 entra nei ruoli di direttore didattico, prima a Musile di Piave con contemporanea reggenza al Circolo didattico “Canal” di Venezia poi, dal 1985, al Circolo S.Girolamo dove è rimasto ininterrottamente fino al 2005.
Dal 1979 al 1982 ha collaborato alla rivista “Riforma della scuola” con una serie di articoli (cfr pubblicazioni) e dal 1993 al 1998 alla rivista “Vita scolastica” ( cfr pubblicazioni).
Dal 1987 al 1991 è stato direttore di corso ed esperto nei corsi di aggiornamento quinquennali sui Nuovi Programmi didattici della scuola elementare.
Dal 2005 al 2008 ha diretto il Circolo didattico “A.Diaz” di Venezia.
Dal 2007 al 2010 ha fatto parte del Comitato direttivo regionale del sindacato Ldc-Cgil
Dal 2009 al 2010 ha diretto il nuovo Istituto Comprensivo “A.Diaz” di Venezia.
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Incontro con gli studenti
ISTITUTO COMPRENSIVO “A.DIAZ”
Anno scolastico 2009-10 INAUGURAZIONE DELL’ANNO SCOLASTICO CON LE 10 CLASSI DELLA SCUOLA MEDIA CALVI delle sedi di S.PROVOLO (7 classi) e di VIA GARIBALDI (3 classi) 15 settembre 2009
Presenti Dott.ssa Carmela Palumbo, Direttore generale Ufficio scolastico regionale Anna Maria Miraglia, Assessore alle Politiche educative del Comune di Venezia Enzo Castelli, Presidente della Municipalità di Venezia c.s.-isole
RELAZIONE PROGRAMMATICA E DI ORIENTAMENTO
Incomincia un nuovo anno scolastico. In realtà è iniziato il primo settembre quando ho incontrato i circa 100 fra maestri e professori che costituiscono il personale docente di questo istituto comprensivo di cui sono il preside. Dirigerò 7 scuole: 3 d’infanzia (dai 3 ai 5 anni), 2 primarie (dai 6 ai 10 anni) 1 scuola secondaria di primo grado in due sedi con 10 classi (dagli 11 ai 14 anni) per un totale di 720 studenti. Il discorso che ho preparato per voi è ovviamente molto diverso rispetto a quello che ho fatto agli insegnanti, ma ha alcuni punti fondamentali in comune.
Il primo punto è l’idea che io ho della scuola e che chiedo venga condivisa da tutti : insegnanti, studenti, genitori.
Se non c’è accordo e condivisione sui principi, sulle idee ci sono solo conflitti e caos.
La scuola non è un luogo dove si trasmettono e si imparano solo saperi e conoscenze.
Certo è importante saper scrivere correttamente, senza errori di ortografia e grammatica; capire in profondità il significato di quello che si legge; saper utilizzare le regole matematiche, perché la matematica ha un grandissimo potere sull’organizzazione e sulla comprensione della realtà; conoscere le scienze, la geografia, la storia; apprezzare la musica; saper analizzare un’ immagine, un’opera d’arte …. E così via.
E neppure la scuola è il luogo dove si apprendono solo gli strumenti, i metodi dello studio: il modo di isolare un concetto da un contesto caotico, le strategie per ricordare delle nozioni, il metodo della ricerca, della sperimentazione, le procedure per scrivere un testo efficace ecc.
La scuola è sì tutto questo ma anche qualcosa d’altro e di più importante.La scuola è il luogo dove si rafforza – anche attraverso lo studio ma non solo – la capacità di distinguere la verità dalla menzogna, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male.
La scuola è il luogo dove si consolida la capacità di provare sentimenti di amicizia, di solidarietà verso chi ha bisogno di aiuto, di tolleranza anche verso chi non si comporta bene, di rispetto per i compagni e gli adulti.
La forza che esercita su molti di voi tutto ciò che è fuori dalle regole, che oltrepassa i limiti, che scandalizza, è una forza potente, ma anche estremamente pericolosa.
Nel corso del passato anno scolastico tutti voi avrete letto sui giornali o sentito alla televisione numerosi fatti di cronaca con protagonisti ragazzi, anche della vostra età, che hanno compiuto azioni di bullismo o aggressioni vere e proprie.
Mi dicono che atti di bullismo sono stati compiuti anche da qualcuno di voi al punto da provocare addirittura delle sospensioni da scuola.
Si crede di essere sempre in grado di fermarsi quando si vuole, prima che la situazione ci sfugga di mano.
Ma non sempre è così.
E’ come con il fumare : si comincia con una sigaretta, poi due e poi tre:
Tanto posso smettere quando voglio…. Non sono mica drogato.
Ma poi la nicotina comincia ad abitare nel nostro sangue e misteriosamente il nostro corpo comincia a reclamarne la presenza, quando questa diminuisce nell’organismo, e ne chiede sempre di più.
A questo punto si è fregati.
E così quello che era un comportamento per darsi un tono, per sentirsi “fissi” con la sigaretta in mano, diventa una schiavitù.
Ma a volte basta un piccolo aiuto dall’esterno, una costrizione e si riesce a smettere.
Vi racconterò un aneddoto.
Due anni fa ho esteso la norma del divieto di fumare non solo dentro le scuole ( che è di legge) ma anche agli spazi esterni (cortile,giardino, terrazza).
Questo ha creato un notevole malumore fra i docenti che fumano.
Ma dopo qualche settimana una insegnante mi ha ringraziato dicendomi che essere stata costretta a restare tutta la mattina senza fumare l’ha aiutata a smettere del tutto.
A volte si ha bisogno che qualcuno decida al posto nostro costringendoci a fare o a non fare qualcosa.
C’è un’altra capacità importante che si deve imparare nella scuola : il controllo.
Qualcuno di voi può essere tentato di agire nella scuola in modo negativo, anche commettendo reati.
Come dicevo le pagine dei giornali sono piene di articoli su ragazzi delle scuole medie che sporcano o fanno danni, che compiono atti di bullismo contro i compagni, che fumano o portano materiali per fumare, che insultano i professori ecc.
Se qualcuno di voi avverte che stanno nascendo in lui questi impulsi, deve riuscire ad esercitare un controllo e, se sente di non potercela fare, deve chiedere aiuto.
Spero di poter creare presto una struttura in grado di fornire questo aiuto.
Sarà formata da un paio di insegnanti, da uno psicologo, da me e vorrei sperimentare la presenza anche di qualche vostro compagno, qualcuno di maturo e responsabile.
L’impulso a non rispettare e a violare le regole, a comportarsi male, fino ad andare contro le leggi e commettere reati è una forza potente nella natura umana.
La maggior parte degli esseri umani, in un periodo della loro vita, si è trovato a dover affrontare questa forza negativa che premeva dentro la loro anima.
Per poter tenere a bada questo impulso servono una serie di strumenti.
Ne ho individuato quattro.Il primo strumento è la CONOSCENZA DI SE STESSI.
Ci sono dei segnali che dobbiamo saper riconoscere.
Si comincia con un’azione di poco conto, tipo fare un disegno o scrivere una parola sulla parete di un’aula o su un banco o prendere continuamente in giro un compagno dandogli il tormento, o rispondere in modo poco educato ad un professore.
Magari poi si passa al danneggiamento, tipo rompere del materiale scolastico o buttare il rotolo di carta igienica nel gabinetto (qualche bambino delle elementari lo fa).
Poi ci si accorge che sono cose stupide, da bambinetti, ci divertono poco e allora si pensa a cose più importanti.
Prima di accorgerci cosa stiamo facendo siamo già al reato, cioè a qualcosa che è di competenza di polizia e giudici.
Ecco, non rendersi conto della gravità di quello che stiamo facendo è il maggior pericolo.
Quindi la conoscenza delle leggi e la consapevolezza di ciò che è reato è molto importante.
Vi racconterò un altro aneddoto.
Alcuni anni fa ricevo una telefonata verso mezzanotte dalla polizia.
Mi dicono di andare in una delle mie scuole perché hanno catturato dei ragazzi che vi si erano introdotti.
Vado e trovo tre ragazzi dai 14 ai 16 anni che erano entrati a scuola arrampicandosi sulla grondaia e forzando una finestra.
Avevano bevuto birra, mangiato merendine trovate sotto i banchi, buttato per terra del materiale scolastico, forzato il cassetto di una scrivania.
Se la sono cavata con poco: una dichiarazione di pentimento davanti a me e allo psicologo del tribunale dei minorenni, la donazione alla scuola di 20 risme di carta come risarcimento, il divieto di uscire la sera per un bel po’e magari una play-station sfasciata dal papà, che è peggio di uno schiaffo.
Ma se la sono cavata perché quando la polizia mi ha chiesto se nel cassetto della scrivania trovato vuoto c’era del denaro, io ho deciso di dire di no.
Se avessi detto che c’erano 20 euro ci sarebbe stato anche il reato di furto con scasso, un reato grave che può rovinare l’intera vita di una persona.
C’erano o non c’erano quei soldi? Lo so solo io.
Ma vi sono delle circostanze – anche se rare – in cui anche la bugia può in qualche modo essere al servizio del bene.
Il mondo delle relazioni umane è molto complesso e contraddittorio, pieno di luci ed ombre e bisogna saper capire, distinguere e decidere per il meglio.Il secondo strumento è la CONSAPEVOLEZZA DELLE CONSEGUENZE DEL NOSTRO AGIRE.
Un altro aneddoto, questa volta dai giornali.
Un gruppo di ragazzi getta della benzina addosso ad un barbone che dormiva su una panchina e gli danno fuoco.
Vengono subito presi dalla polizia e portati in questura.
Dopo una notte di interrogatori, pianti, genitori che arrivano disperati ecc. i ragazzi confessano.
Dopo aver confessato uno di loro dice :” Beh! Ora che ho confessato posso andare a casa?”.
Capite, aveva quasi ucciso una persona (che per pura fortuna si è salvata) e chiede se poteva andare a casa.
Questo ragazzo non aveva la minima percezione della gravità di quello che aveva fatto.
Questo può essere un caso limite, ma sono certo che qualcuno di voi pensa che fregare ad un compagno un cellulare sia una cosa di poco conto, quasi uno scherzo.
Invece si tratta di furto ed è un reato punito dalla legge.Il terzo strumento è capire la LOGICA NELLA SEQUENZA DEL CONFLITTO.
C’è spesso un modo sbagliato di pensare, da parte di chi produce un danno, col quale si giustifica.
Esempio:
Mario dice stupido a Sergio.
Sergio dà un pugno in faccia a Mario.
Mario si rompe un dente.
La logica della causa-effetto dice che la causa della rottura del dente di Mario è il pugno di Sergio.
Ma Sergio, che ha dato il pugno, sostiene che la causa della rottura del dente di Mario è l’insulto che gli ha rivolto Mario.
Cioè il pugno di Sergio a Mario sarebbe la conseguenza di un insulto quindi un effetto e non la causa.
Invece la realtà è solo il fatto che Sergio ha rotto il dente a Mario con un pugno e per questo sarà punito.
Al massimo l’insulto potrà costituire una attenuante, ma niente di più.
E’ importante capire bene significato e posizione dei termini causa-effetto-conseguenza-provocazione perché dai significati e dalla sequenza degli atti deriva poi la colpa e la punizione.Il quarto e ultimo strumento è la CAPACITA’ DI CHIEDERE AIUTO.
Quando ci si sente deboli, rispetto all’impulso a fare cose sbagliate, a fare del male agli altri con le parole o con i gesti… dovete chiedere aiuto.
Non è umiliante, non è da bambini, anzi ci vuole molto coraggio a chiedere aiuto, ma bisogna saperlo fare e, certo, trovare la persona giusta.
State certi che ciascuno di voi ha vicino, da qualche parte, la persona giusta che vi può aiutare.
I genitori, un parente, un amico, un insegnante….
Qualcuno c’è…. Sempre.
Io stesso e gli insegnanti di questa struttura a cui ho accennato prima saremo sempre a vostra disposizione, pronti ad ascoltarvi e a cercare di risolvere i vostri problemi, nella massima riservatezza.
Nel senso che non vi esporremo a conseguenze negative né da parte di compagni di classe, né degli insegnanti, né dei vostri genitori per quello che ci direte.
Ricordatevi che io sarò sempre dalla vostra parte e se prenderò delle decisioni che vi sembreranno contro di voi, sappiate che le avrò prese nella piena convinzione che alla fine vi saranno utili.
Vorrei parlarvi ora degli obiettivi che mi ripropongo di raggiungere in questo anno scolastico.
Il primo obiettivo è fare in modo che voi stiate bene a scuola.
Io parto dall’idea che la scuola può essere noiosa, odiosa, nemica.
Sicuramente così è stata vissuta per tutti quelli che sono stati bocciati.
Ma in parte lo è stata forse anche per quelli di voi che hanno rischiato la bocciatura perché hanno avuto molti insuccessi nel corso dell’anno, anche se poi alla fine sono stati promossi.
Ma la scuola può essere anche interessante, entusiasmante, amica.
Che sia una cosa o l’altra dipende da molti fattori e noi tutti dobbiamo capire quali sono questi fattori che fanno della scuola una cosa o l’altra.
Non posso certo cavarmela dicendo : basta che gli insegnanti insegnino bene e che i ragazzi studino.
Le cose sono più complicate, soprattutto per quanto riguarda lo studio, l’impegno di voi ragazzi.Si studia se… Ci si impegna se ….
E questo se è diverso per ciascuno di voi, perché la vita di ciascuno di voi è diversa.
Nelle 10 classi di scuola media di questo Istituto Comprensivo ci sono quasi venti ragazzi che sono stati bocciati : chi in prima, chi in seconda, chi in terza.
Voglio capire perché dei ragazzi sani, intelligenti – magari con qualche problema, ma chi non ne ha – hanno vissuto un anno di insuccessi che ha portato alla bocciatura.
E più che la bocciatura – che è un puro atto finale – mi colpisce e addolora il fatto che un ragazzo abbia trascorso male un intero anno della sua vita : vedendo i suoi compiti pieni di cancellature e con brutti giudizi; non riuscendo a risolvere i problemi; facendo brutte figure nelle interrogazioni con le risatine di scherno di qualche compagno o peggio vedendo le espressioni di compassione di altri.
Dalla prossima settimana incomincerò a parlare personalmente con tutti quelli di voi che sono stati bocciati e anche con quelli che hanno rischiato di esserlo.
Voglio parlare anche con tutti quelli che hanno avuto problemi di comportamento con i compagni e gli insegnanti, che si sono comportati male (insulti, scatti d’ira ecc.).
Preparatevi a spiegarmi quello che è successo perché quest’anno voglio che l’atmosfera nelle classi sia serena.E veniamo al secondo obiettivo che voglio raggiungere.
Voglio che alla fine dell’anno siate tutti promossi.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario che tutti – insegnanti,genitori,studenti- si impegnino a cercare di capire quali sono i punti critici, gli ostacoli, gli atteggiamenti, i comportamenti negativi.
Non mi interessa sapere che un ragazzo va male a scuola : mi interessa sapere perché va male a scuola.
Sono stanco di sentirmi dire da un insegnante di uno studente : è distratto, non si impegna, non fa i compiti, disturba la lezione e così via.
Chiederò agli insegnanti uno sforzo di analisi sui contesti e sul perché.
Questo perché racchiude spesso molte cause:
Una volta bastava dire : non ha voglia di studiare! Chiuso il discorso.
Invece ci sono cause nella responsabilità della scuola (degli insegnanti, dell’organizzazione, quindi mia), della famiglia (che a volte può essere distratta, assente, disinteressata oppure al contraria troppo, apprensiva, possessiva) e del ragazzo.
C’è certamente anche e soprattutto una responsabilità vostra.
Non sono di quelli che assolvono sempre i ragazzi con la formula del “disagio giovanile”, dei “problemi familiari”, o dei “disordini psicologici” dell’adolescenza.
I primi responsabili della vostra educazione siete voi.
Ogni giorno voi costruite la vostra formazione, la vostra educazione appunto con una serie di decisioni.
Decidete di studiare il capitolo di storia o invece decidete di prolungare la vostra permanenza davanti alla televisione.
Decidete di fare molti esercizi di preparazione al compito di matematica o decidete di farne pochi.
Se per degli impegni non avete potuto studiare al pomeriggio, dopo cena decidete di recuperare studiando fino a mezzanotte oppure fino a mezzanotte fate un videogioco o navigate su internet.
Certo la scuola può fare molti interventi per creare in voi la consapevolezza dell’importanza di impegnarsi nello studio..
Cercheremo di metterli in atto, ma alla fine tutto dipenderà sempre e comunque da voi.Il mio terzo obiettivo è far sì che voi tutti usciate dalla scuola media con una preparazione tale che vi permetta di non essere massacrati dalla scuola superiore.
Perché è bene che lo sappiate fin d’ora.
La scuola superiore sta letteralmente massacrando tutti gli studenti che arrivano dalle medie con una preparazione scarsa.
Leggo sui giornali del 15 giugno : Istituto commerciale Sarpi in media 9 studenti bocciati per ogni classe e moltissimi in giudizio sospeso a causa di molte materie da recuperare durante l’estate.
Istituto Tommaseo : classe prima D su 20 studenti : 6 bocciati, 7 con materie da recuperare.
C’è stato un enorme aumento della severità, da parte dei professori della scuola superiore, non più disponibili a salvare gli studenti scarsamente preparati.
Ci si può difendere da questi professori esigenti e severi?
In un solo modo : aumentando lo studio.
Non cercherò di convincervi a studiare con gli argomenti dei vostri genitori.
Tipo: devi studiare se vuoi essere promosso. Oppure:
Io lavoro per mantenerti e il tuo lavoro è lo studio.
Non sono argomenti molto efficaci.
Ma c’è un argomento molto più convincente e ce lo offre la scienza.
Qualche tempo fa su una importante rivista scientifica americana sono stati pubblicati i risultati di una ricerca sul cervello dei topi di laboratorio.
Credo sappiate che le ricerche sui topi da laboratorio precedono sempre quelle che poi vengono effettuate sull’uomo perché forniscono informazioni importantissime al funzionamento del cervello umano.
Dunque gli scienziati hanno scoperto che nel cervello, anche quello di un individuo adulto, nascono sempre nuove cellule (neuroni) che però, dopo circa tre settimane, muoiono.
Se ne sono accorti colorando (con speciali procedimenti) queste cellule neonate per distinguerle dalle altre che invece erano già da tempo nel cervello.
Hanno poi diviso i topi in tre gruppi.
Il primo gruppo è stato lasciato senza alcuna attività : solo mangiare,bere,dormire.
Al secondo gruppo sono invece stati proposti compiti facili. Tipo: per raggiungere il cibo dovevano uscire da un facile labirinto.
Al terzo gruppo è stato invece proposto un compito più difficile che richiedeva un certo addestramento.
Ebbene : nel primo gruppo di topi, quello che non faceva niente, le nuove cellule del cervello morivano dopo le tre settimane previste, come si sapeva.
Ma nel secondo gruppo, quello col compito facile, le cellule neonate vivevano più a lungo (5-6 settimane)
Nel terzo gruppo infine, quello col compito più difficile, le cellule neonate vivevano tantissimo.
Questo significa che se noi – a tutte le età – ci impegniamo in compiti difficili, la quantità delle cellule del nostro cervello aumenta, perché le nuove cellule sopravvivono a lungo, e con esse la nostra capacità di pensare, capire, decidere.
Ricordatevi di questa ricerca quando sarete impegnati in qualcosa di complicato, difficile, mentalmente faticoso.
E’ proprio questa fatica, questo sforzo a contribuire a tenere in vita le nuove cellule che continuamente si formano nel vostro cervello.La politica scolastica in Italia, oggi, non è certo fatta per aiutarvi, orientata verso una forte diminuzione di risorse alla scuola pubblica.
Meno insegnanti significano minor possibilità di organizzare per gite scolastiche, attività di laboratorio, di ricerca e sperimentazione.
Significa anche che, nei momenti di assenza dei docenti per malattia, le classi resteranno spesso scoperte, in attesa dell’arrivo di un supplente che potrebbe anche non arrivare.
In queste circostanze vorrei evitare di suddividere gli studenti nelle altre classi o di mettere un ausiliario a sorvegliarli.
Sarebbe uno spreco di tempo oltre ad una scontata confusione in classe che fa presto a degenerare in liti e baruffe varie.
La mia idea è che si possa attuare, in queste occasioni, una sorta di autogestione, sul tipo di quella dei ragazzi delle scuole superiori durante le occupazioni.
Cioè i ragazzi di una classe si impegnano da soli in un’attività comune che potrebbe essere, ad esempio, la redazione di un giornale scolastico.
In assenza del docente la classe si trasforma in una sorta di redazione giornalistica con 4 o 5 gruppi, ciascuno con un coordinatore e un argomento da sviluppare:
può essere la recensione di un film, un libro, un concerto, una trasmissione televisiva, un videogioco;
può essere l’analisi e il commento di un fatto di cronaca o l’esposizione di qualche problema del quartiere;
può essere la definizione di qualche progetto di inchiesta, che può essere sviluppato successivamente con l’aiuto degli insegnanti;
può essere un argomento legato alla scuola, come la proposta – da parte del Ministro Gelmini – del grembiule obbligatorio per tutti gli studenti o l’introduzione del voto numerico al posto del giudizio o ancora il 5 in condotta che comporta la bocciatura anche se uno studente è bravo in tutte le materie.
Integrati successivamente da fotografie e disegni, revisionati gli articoli dai docenti, si può pensare ad una stampa e ad una distribuzione, magari a pagamento, così si recupera del denaro per acquistare del materiale didattico.
Ho già alcune idee che spero di poter realizzare col vostro aiuto e con quello dei vostri professori.
Vorrei che anche nelle 10 classi di scuola media di questo Istituto venisse eletto uno studente come rappresentante di classe.
E’ così nella scuola superiore e vorrei sperimentarlo anche nella scuola media.
Vi ho già detto del progetto di struttura a vostra disposizione (e dei vostri genitori) per affrontare tutti i vostri problemi di studio e di relazione e far sì che voi possiate stare bene a scuola.
Vorrei attivare anche un progetto sul bullismo , per conoscerlo e contrastarlo, che vi potrà essere utile anche e soprattutto quando sarete alle superiori. Concludo. La cosa più preziosa che noi abbiamo, preziosa perché quando la consumiamo non possiamo più riaverla, è il tempo. Sprecare il tempo è un delitto contro noi stessi. Quando si spreca il tempo? Quando ci si annoia. Quando si fanno cose che non arricchiscono la nostra personalità, ma al contrario la deprimono, la impoveriscono. Quando non capiamo una cosa e lasciamo perdere. Quando ascoltiamo senza imparare. Quando guardiamo una trasmissione televisiva stupida. E si potrebbe continuare come una sorta di gioco in cui ciascuno di voi aggiunge qualcosa. Il vostro tempo prezioso dovete invece impiegarlo per sviluppare le vostre capacità, per coltivare i vostri talenti, con la consapevolezza di costruire non tanto il vostro futuro – che vi appare lontano e quindi poco interessante – ma il vostro presente. Perché nelle ore che trascorrete a scuola c’è una enorme quantità di cose da fare, da imparare, da sperimentare, da capire. Certo c’è anche il vostro futuro. E’ qui ed ora che iniziate a costruire un percorso che potrebbe portarvi ad essere qualcuno di importante per la società e per voi stessi : un medico, uno scienziato, uno scrittore, un musicista o- perché no- un attore. Non buttate via nulla di questo vostro tempo prezioso. Auguro a tutti voi un anno scolastico sereno e pieno di successi.IL PRESIDE Riccardo Carlon
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Primo giorno di scuola
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